OPINIONE Letto 898

Ripartire dal basso: partecipazione attiva o leaderismo?


Foto © Acri In Rete

EffeEffe
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Negli ultimi anni la politica, ad Acri come altrove, ha spesso ridotto la propria offerta a un volto, a un nome, a una promessa di guida forte.
È il fenomeno definito "leaderismo": l'idea che un movimento o un partito si costruisca attorno a una figura capace, da sola, di produrre visione e, soprattutto, buona amministrazione.
Tale prassi può funzionare nella comunicazione, ma nella pratica dà spesso vita a un piccolo dittatore o, per meglio dire, ad una sorta di "amministratore delegato" che decide in solitudine e senza alcun controllo da parte degli organi collegiali, ridotti a semplici comparse in quanto sottoposti al volere di chi li ha creati attraverso le candidature.
Un programma politico-amministrativo costruito dal leader sul leader stesso, in pochi casi, vive e muore con lui; la variabile, puntualmente in agguato, è la diffusissima volontà di individuare il suo successore per condizionare anche le scelte della consiliatura successiva.
Il mandato, delegato ad un uomo solo al comando, tende inoltre a svuotare la partecipazione degli amministrati che restano spettatori invece che protagonisti; il risultato è un consenso superficiale ma efficace per le fortune personali del capo, che ha tempo e modo per programmare la sua carriera anziché interessarsi alla crescita sociale, culturale ed economica del territorio: della serie, tanti elettori, nessun militante però una stretta cerchia di sostenitori orientati esclusivamente all’ottenimento di successi personali.
Resto consapevole delle enormi difficoltà di invertire questa tendenza: ciò presupporrebbe, in primis, un ritorno a prima della nefasta riforma del 1993 e, certamente, la consistenza di un elettorato attivo, consapevole e all’altezza del compito che, ahimè, almeno per ora, non intravedo all’orizzonte.
L’ideale sarebbe un corpo elettorale, un movimento, dedito alla partecipazione, che abbia voglia di condizionare l’azione politica e dunque quella amministrativa e che non si limiti alla sola,, stanca e semplice manifestazione critica “a posteriori”.
Chi aderisce attivamente a una decisione tende a sentirsene responsabile, e questa responsabilità è ciò che rende un progetto politico duraturo nel tempo, efficace e non legato al destino di una singola persona.
La partecipazione diffusa ha inoltre un valore in sé, indipendente dai risultati elettorali: rimette al centro la cittadinanza attiva, allena le persone alla discussione pubblica, produce classi dirigenti nuove invece di dipendere sempre dalle stesse figure.
La speranza è che in futuro la maturità democratica non si misuri più sulla fiducia al capo, ma sulla capacità dei cittadini di riappropriarsi dei processi e dei contenuti che il leaderismo ha in questi decenni mortificato

PUBBLICATO 03/08/2026  |  © Riproduzione Riservata




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