OPINIONE Letto 186

Acri ha bisogno di dialogo, non di battibecchi


Foto © Acri In Rete



C’è una qualità che chi fa politica dovrebbe imparare a coltivare ogni giorno: la capacità di ascoltare le critiche, anche quando sono ingenerose, e di rispondere senza trasformare ogni dissenso in uno scontro personale.
È una riflessione che riguarda tutti, ma che inevitabilmente chiama in causa, prima di ogni altro, il sindaco Pino Capalbo. Dopo nove anni alla guida della città e una lunga esperienza amministrativa e consiliare, ci si aspetterebbe una capacità di affrontare le contestazioni con maggiore distacco, senza avvertire la necessità di replicare a ogni provocazione che arriva dai social o dal dibattito pubblico.
Chi sceglie di fare politica sa che il consenso porta con sé responsabilità, ma anche critiche. Alcune saranno fondate, altre discutibili, altre ancora potranno persino oltrepassare i limiti del confronto civile. Ma non a tutto è necessario rispondere. Chi critica in maniera eccessiva o ingiusta, in fondo, deve fare i conti prima di tutto con la propria coscienza. Un amministratore, invece, dovrebbe sempre ricordare che il ruolo che ricopre gli impone una misura diversa, una responsabilità maggiore.
Questo non significa rinunciare a difendersi o lasciare senza risposta le accuse. Significa scegliere quando intervenire, con quali argomenti e soprattutto con quale tono. Perché la forza di un amministratore non si misura dal numero delle repliche, ma dalla capacità di mantenere il confronto sul terreno delle idee e dei risultati.
Acri, oggi, ha bisogno di ben altro.
La crisi che attraversa il nostro Comune è profonda. Lo spopolamento, la perdita di servizi, le difficoltà economiche e sociali, le incertezze sul futuro richiedono uno sforzo collettivo che vada oltre gli schieramenti e le appartenenze. Non possiamo permetterci di consumare energie in polemiche di piccolo cabotaggio mentre la città fatica a ritrovare una prospettiva.
Servirebbe un confronto serio tra maggioranza e opposizione, per quanto quest’ultima riesca a esprimere una proposta riconoscibile. Servirebbe la capacità di distinguere le divergenze politiche dalle contrapposizioni personali. Servirebbe, soprattutto, la consapevolezza che il futuro di Acri viene prima delle ragioni di qualsiasi singolo gruppo o protagonista politico.
Tra circa sette mesi, secondo il calendario elettorale previsto, i cittadini saranno chiamati a scegliere la nuova amministrazione. Sarà la democrazia a decidere. Se l’opposizione riterrà di poter governare la città, dovrà dimostrare di essere in grado di costruire un’alternativa credibile, con idee, progetti, uomini e una visione diversa del futuro. Se invece prevarrà la continuità amministrativa, sarà altrettanto legittimo che la città scelga di proseguire il percorso intrapreso.
Non spetta alle polemiche anticipare quel giudizio. Spetta ai cittadini, sulla base delle proposte, dei risultati e delle prospettive che ciascuno saprà presentare.
Il sindaco Capalbo ha amministrato per nove anni e oggi rappresenta il principale riferimento istituzionale della città. Proprio per questo, il suo comportamento nel dibattito pubblico assume un peso particolare. Da chi ricopre un ruolo così importante ci si può legittimamente aspettare un contributo alla serenità del confronto, anche quando le contestazioni sono aspre.
L’invito, naturalmente, riguarda tutti: amministratori, oppositori, esponenti politici e cittadini. Abbassare i toni non significa abbassare il livello della discussione. Al contrario, significa elevarlo. La critica deve poter essere libera, l’amministrazione deve poter rispondere e l’opposizione deve poter proporre. Ma nessuno dovrebbe dimenticare che la politica non è una gara a chi pronuncia l’ultima parola.
Acri non ha bisogno di grida, di risentimenti o di continue schermaglie sui social. Ha bisogno di parlare, discutere, confrontarsi, persino scontrarsi sulle idee, ma senza perdere di vista l’interesse generale.
Perché una comunità in difficoltà non si salva con una replica in più. Si salva ritrovando la capacità di ascoltarsi, di riconoscere i problemi e di cercare soluzioni comuni.
Meno risentimenti, più responsabilità. Meno polemiche personali, più politica. Acri ha bisogno di ritrovare serenità, ma soprattutto di ritrovare una direzione.

PUBBLICATO 13/10/2026  |  © Riproduzione Riservata




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