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Le scuole che non servono e quelle che servirebbero


Foto © Acri In Rete



Negli anni scorsi Acri ha avuto la possibilità di investire sull'edilizia scolastica, con fondi pubblici destinati a demolire e ricostruire diverse strutture. Era un'occasione importante, e come tale va guardata oggi, a distanza di tempo, per capire cosa ha funzionato e cosa no. Prendiamo Duglia. La scuola dell'infanzia e primaria è stata demolita e ricostruita, con centinaia di migliaia di euro investiti. Oggi la struttura ospita ancora pluriclassi e pochi scolari. E poi c'è Padia, dove il capolavoro è assoluto. La scuola dell'infanzia e primaria è stata demolita e ricostruita, con centinaia di migliaia di euro di fondi pubblici. Oggi l'edificio è chiuso e abbandonato: una scuola nuova, senza bambini. Si è speso per costruirla e adesso non c'è nessuno a cui servire. Gli esiti, a distanza di anni, sono stati diversi da quelli attesi. Oggi i tempi sono maturi per ammettere con serenità che si è operato senza la necessaria lungimiranza. Non amiamo il senno di poi, ma in questo caso prevederlo non era difficile: bastava guardare a iscrizioni, andamento demografico e distribuzione delle famiglie sul territorio. Non serve cercare colpevoli. Riconoscere un errore non è una sconfitta, è il primo passo per non ripeterlo. Nel frattempo, chi varca la porta delle scuole del paese, e in special modo di quelle delle contrade, incontra un'altra realtà: edifici che chiedono manutenzione, aule con arredi e attrezzature ferme agli anni Novanta. Le contrade sono le più lontane dal centro e le più esposte allo spopolamento. Lì la scuola è spesso l'ultimo presidio rimasto, il luogo in cui una comunità si riconosce e decide se restare, non servirebbero grandi investimenti ma un minimo di decoro. Per questo la richiesta è semplice. Che il mondo della scuola, dal centro alle contrade, diventi una priorità dell'azione amministrativa per i prossimi anni. Una programmazione chiara su cosa va ristrutturato, cosa va potenziato, quali plessi servono davvero. Attrezzature e strutture all'altezza dei tempi, perché i bambini di oggi sono gli adulti che decideranno se Acri sarà ancora il luogo in cui vivere. Ammettere ciò che non ha funzionato è il modo più serio per ripartire. Investire nella scuola è l'atto più lungimirante che un'amministrazione possa compiere, e ad Acri è il momento di farlo con un progetto, partendo da chi ha meno voce.

PUBBLICATO 30/10/2026  |  © Riproduzione Riservata




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