OPINIONE Letto 8497

Quando il “giornalismo” diventa diffamazione


Foto © Acri In Rete



Non è mia abitudine replicare ad accuse infamanti, becere, e che sono relegate, a mio avviso, ad un modo di fare “giornalismo” ovvero politica “sporco” e privo di valori morali e civili.
Ad ogni modo, dopo aver ripetutamente ignorato i numerosi articoli e le foto che ritraggono la mia privata abitazione, non posso più tacere atteso che sono stato accusato, con l’articolo scritto dal sig. Grimaldi (“Acri, l’acqua del sindaco Tenuta”), di aver violato la legge sull’edificazione e di aver cagionato un danno alle condotte idriche della nostra comunità.
Sul punto preciso quanto segue:

- ho acquistato nell’anno 2006 (quando non ero più sindaco), dai Signori Feraudo Adelaide e Germani De Santis, un piccolo appezzamento di terreno in località Serra di Buda sul quale erano ubicati due fabbricati rurali.

Su tale terreno, prima che diventasse di mia proprietà, era stato rilasciato regolare permesso a costruire, recante il n. 1.725, alla Signora Feraudo Adelaide, al fine di realizzare un nuovo fabbricato, previa demolizione di quelli esistenti. Pertanto il terreno in questione, al momento dell’atto di compravendita, era già dotato di concessione edilizia, la cui voltura a mio nome è stata richiesta, al Comune di Acri in data 30/08/2006 (quando non ero più sindaco) con protocollo n. 017828. Preciso che l’abitazione di nuova costruzione è costituita da un interrato, da un piano terra e da un piano elevato e che i lavori di realizzazione sono iniziati sempre nell’anno 2006 (quando non ero più sindaco).
Per quanto riguarda la linea “acquedotto Trionto” della So.Ri.Cal tengo a precisare che questa è stata realizzata successivamente alle due unità immobiliari rurali, ed in ogni caso sono state ampiamente rispettate tutte le norme, i divieti ed i vincoli vigenti.
Per non ingenerare confusione e con l’intento di stroncare sul nascere la vergognosa strumentalizzazione volta a collegare mie presunte violazioni di legge con la carenza idrica estiva ciclica, voglio ricordare che la rottura della tubazione in questione, è avvenuta nel novembre dell’anno 2014 ed è stata prontamente ripristinata dai tecnici della società regionale.
E’ palese dunque che nessuna responsabilità può e deve essere addebitata al sottoscritto.
Per l’effetto, ho conferito mandato al mio difensore di fiducia al fine di denunciare il sig. Grimaldi per il reato di diffamazione, a tutela della mia immagine e di quella dei miei congiunti, gravemente lesa dalla calunnia e dalla menzogna, aggravata dalla diffusione capillare dell’articolo avvenuta a mezzo internet.
Invero, in nessun ordinamento giuridico né secondo alcun codice morale ed etico, un uomo può essere considerato un esempio di “mala politica” per essere riuscito a 61 anni, dopo innumerevoli sacrifici, a realizzare il sogno della sua vita: costruire la propria casa.
Il sig. Grimaldi, in mala fede, infanga la reputazione di un uomo e della sua famiglia che ha edificato nel rispetto della legge con i proventi derivanti dall’onesto lavoro, dall’impegno, dalla dedizione quotidiana alla propria professione.
Questo articolo tenta, dunque, di seminare l’odio attraverso la menzogna, al fine di creare una frattura tra chi amministra e la comunità. Esiste dunque una regia occulta che intende sabotare il mio operato e sovvertire il voto democratico  ricorrendo ad un falso scoop giornalistico?
Non sono il politico che usa la propria carica istituzionale con l’intento di soddisfare i propri interessi personali: la magistratura sanzionerà, come avviene in uno Stato di diritto, queste becere illazioni.
Affermo, con forza, il mio diritto ad ottenere la verità, affinché non solo io, ma tutte le lavoratrici e i lavoratori onesti, non debbano essere offesi, umiliati, denigrati sulla pubblica gogna mediatica per aver esercitato i propri diritti.
Denuncio quindi questo modo di fare “giornalismo”, affidandomi cecamente all’operato delle forze dell’ordine e della magistratura che, sono certo, tuteleranno l’immagine non solo del sindaco, ma, soprattutto, dell’uomo, del cittadino, del lavoratore onesto.
Sul piano morale mi chiedo, invece, come possa la rivalità politica, la differenza di opinioni, diventare “giornalismo spazzatura”, volto unicamente a calunniare e diffamare un altro essere umano.
La mia coscienza mi impone di continuare a rispettare il prossimo, di lavorare onestamente e di non fare deliberatamente del male a chi considero un antagonista, nella vita pubblica o privata che sia.
Questo è il modo in cui ho scelto di improntare la mia esistenza e con cui continuerò ad amministrare questa splendida comunità, con buona pace del sig. Grimaldi e di tutti i detrattori di turno.
Del resto, “Quando non si può attaccare il ragionamento, si attacca il ragionatore”: l’odio e la calunnia non fermeranno il mio lavoro, al resto penserà la Giustizia.

PUBBLICATO 29/08/2016  |  © Riproduzione Riservata




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