Povero Voltaire!
Franco Bifano
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A pensarci bene, il mondo virtuale non è una novità, esisteva ancora prima che nascesse questa generazione digitale, dunque, prima che scoprissimo internet!
Era un mondo diverso rispetto all’attuale, le connessioni infatti non passavano attraverso circuiti integrati, cavetti e mouse; tutto apparteneva ad una dimensione fatta di estro e direi d’ingegno. Un mondo, a differenza di quello digitale, nel quale non esistevano joystick, e l’interattività si sviluppava attraverso la creatività di ognuno. Era il mondo della fantasia, un patrimonio di inventiva che apparteneva a giovani e giovanissimi, ma anche ad adulti sognatori alla ricerca non di un’ancora esistenziale ma di un luogo dove far vivere le emozioni più intime ed esserne protagonisti. Oggi internet, la rete tentacolare che abbraccia l’intero pianeta, ha appiattito quel mondo comprimendo la fantasia e rendendola quasi superflua. La rete c’è riuscita attraverso i social, fornendo a tutti un proprio spazio con la possibilità di essere “protagonisti”. Ognuno ha di fatto la possibilità di ritagliarsi un ruolo (profilo) utilizzando (si spera!) sensibilità, creatività e intelligenza. Non sono pochi quelli che sono convinti che questa sia una vera forma di democrazia. Sarà pure così (ne dubito!), quello che però è certo, è che la rete ha intercettato la nostra voglia di apparire, fornendoci gli strumenti utili (foto filmati ecc...) per appagarla. Tutto questo a vantaggio del nostro ego che, ovviamente, gongola. Con le “piazze virtuali”, che mettono a disposizione i social, chiunque può interagire attraverso i molti strumenti in dotazione degli stessi. Il confronto, sebbene avvenga su piattaforma, dovrebbe essere un bene utile per la crescita individuale e collettiva. Inizialmente ero tra quelli che pensavano che fosse un aspetto positivo, col tempo mi sono dovuto ricredere. Quello che accade sui social sta diventando sempre più spesso imbarazzante. Lasciando da pare cyber-bullismo, profili falsi, fake news, ormai si passa con disinvoltura dagli insulti alla vicina, allo sfogo del fidanzato tradito con tanto di reportage fotografico, alla insopportabile arroganza dei tuttologi, “I social hanno dato vita a legioni di imbecilli.” - sosteneva Umberto Eco. Ahimè, quello che si legge quotidianamente sembra confermare questa autorevole tesi! Il povero Voltaire, si starà rigirando nella tomba. “Non sono d’accordo su quello che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo!” sosteneva. Ammesso che questa interpretazione sia davvero affine al suo principio di tolleranza, chissà cosa direbbe oggi. Intanto, se tra di voi c’è ancora qualcuno che condivide questo principio, è pregato di alzare la mano. Io, lo confesso, non ne condivido più l’uso disinvolto, per quanto continui, nonostante tutto, ad amarne profondamente il principio. |
PUBBLICATO 23/03/2018 | © Riproduzione Riservata

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