Festival delle Associazioni: quando la politica preferisce la scenografia alla comunità
Comitato Beni Comuni di Acri
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Il progetto Semi di Comunità nasceva con un’ambizione chiara: rafforzare il tessuto civico, ascoltare le associazioni, costruire processi partecipativi reali. Ma ciò che emerge è tutt’altro: un cartellone di attività ricreative, laboratori, intrattenimento. Una festa. “Cullurialli”. Una passerella. Una scenografia. Nulla che assomigli ad un percorso di comunità. Nulla che richiami il mandato originario del CSV Cosenza. Nulla che dia voce alle ventisette associazioni coinvolte.
Ventisette associazioni non sono un contorno folkloristico: sono un fatto politico, un fatto sociale, un fatto culturale. Sono la prova che Acri e il territorio circostante possiedono un capitale umano che meriterebbe ascolto, confronto, visione. E invece, ancora una volta, si sceglie la strada più comoda: intrattenere invece di costruire, organizzare eventi invece di generare processi. La politica locale sembra incapace di uscire dalla logica del consenso immediato. Si preferisce la foto di gruppo alla responsabilità, la festa alla complessità, il palco alla comunità. Ma una comunità non si governa con le luci colorate: si governa con il coraggio di aprire spazi di parola, di affrontare le criticità, di ascoltare chi ogni giorno tiene in piedi il volontariato, la cultura, la solidarietà. Un festival senza confronto è un’occasione mancata. Un progetto di comunità senza comunità è un involucro vuoto. E quando la politica rinuncia alla crescita sociale e culturale, non tradisce solo le associazioni: tradisce la città. C’è un dato che pesa più di tutti: ventisette associazioni hanno accettato di partecipare a un festival che svuota di senso il loro stesso ruolo. Non è solo un errore politico. E’ una resa culturale. E’ una rinuncia, consapevole o meno, ai valori che ogni giorno dichiarano di difendere: partecipazione, responsabilità, cittadinanza attiva, crescita sociale. Perché prestarsi a un evento che non prevede nemmeno un momento di confronto pubblico? Perché accettare di essere comparse in una scenografia pensata per il consenso e non per la comunità? Perché sacrificare la propria identità associativa sull’altare dell’intrattenimento? La verità è dura: molte associazioni hanno smesso di essere soggetti politici e si sono trasformate in ornamenti, in decorazioni, in strumenti di legittimazione per chi governa. E quando il terzo settore si lascia usare, la politica ringrazia. Perché non c’è più nulla di comodo di un volontariato che applaude invece di parlare, che partecipa invece di discutere, che si fa fotografare invece di rivendicare. Ma il prezzo è altissimo. Un’associazione che rinuncia alla propria autonomia critica perde di credibilità. Un’associazione che accetta di essere intrattenimento perde di dignità. Un’associazione che non pretende un confronto pubblico perde la propria ragione d’essere. Acri merita associazioni che parlano, non che si prestano. Associazioni che rivendicano, non che si adeguano. Associazioni che difendono la comunità, non che la svendono per un posto in locandina. Le opportunità, quando vengono svuotate di senso, non restano neutre: diventano sconfitte. Sconfitte culturali, civiche, politiche. Sconfitte che ricadono sulla comunità intera, non solo su chi le ha generate. E allora è doveroso ringraziare - con l’amara ironia che la situazione impone - il sindaco Pino Capalbo, i suoi assessori e chi intrattiene i rapporti con le associazioni per aver mistificato un’idea nobile, piegandola ai propri interessi di comodo. Un progetto nato per ascoltare la comunità è stato trasformato, ribadiamo, in una scenografia utile solo a chi governa. Ma la responsabilità non è solo politica. E’ anche del CSV Cosenza, che non ha protetto il progetto, non ha vigilato alla sua natura, non ha difeso la sua missione originaria. Così, ciò che doveva essere un seme di comunità è diventato un seme di ambiguità. E quando la comunità viene usata invece che ascoltata, il risultato è sempre lo stesso: la sconfitta di tutti. Sconfitta che scava, che lascia cicatrici, che mostra con brutalità quanto fragile sia la cultura civica di un territorio quando viene consegnata nelle mani sbagliate. Un progetto che doveva dare voce alle associazioni è stato usato per metterle a tacere con una festa. E c’è un elemento ulteriore che non può essere ignorato: la percezione – sempre più diffusa nel territorio – di una componente massonica che si muove dentro l’associazionismo, avallata o quantomeno non contrastata dalle amministrazioni. Un’ombra che non si può liquidare come chiacchiera, perché quando le associazioni diventano terreno di influenza opaca, la comunità perde trasparenza, perde autonomia, perde libertà. Se questo progetto è stato lasciato scivolare verso l’ambiguità, allora è doveroso chiedersi chi trae vantaggio da un terzo settore indebolito, frammentato, facilmente orientabile. |
PUBBLICATO 03/07/2026 | © Riproduzione Riservata

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