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Lsu-Lpu, il loro ruolo importante anche nelle scuole

Foto © Acri In Rete
Veronica Capitano
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Sono un’insegnante di sostegno in servizio presso il Liceo Classico “V. Julia” di Acri. In questi giorni in cui stiamo assistendo alla vibrata protesta dei lavoratori precari Lsu-Lpu calabresi, da anni in attesa della agognata stabilizzazione, mi voglio soffermare sul ruolo e sull’apporto prezioso di alcuni di questi utilizzati all’interno delle istituzioni scolastiche.
Mi riferisco, in particolare, ai cosiddetti “assistenti alla persona”, rientranti nella categoria degli Lsu e impegnati in tutte quelle attività di “assistenza”, appunto, agli alunni diversamente abili non autosufficienti.
Un compito delicato e complesso che, nonostante la ormai annosa condizione di precarietà, questi lavoratori portano avanti quotidianamente con grande professionalità e spirito di abnegazione.
Credo di parlare a nome di tutti i docenti di sostegno e di tutto il personale scolastico, poiché gli alunni diversamente abili sono risorsa e parte integrante di tutta la scuola, quando affermo che è proprio grazie al contributo straordinario degli assistenti alla persona che si riescono a garantire le attività didattiche e formative in maniera paritaria a tutti gli alunni.
È grazie agli assistenti alla persona che gli studenti diversamente abili non autosufficienti possono sentirsi parte integrante della classe e della scuola, consentendo in tal modo al personale docente, e non solo, di proseguire quel percorso di istruzione, educazione e formazione globale che segna la crescita di ogni singolo alunno.
Siamo ormai abituati, e il rischio è quello di rassegnarci, a queste sacche storiche di precariato un po’ in tutti in settori della nostra società.
Forse ci soffermiamo poco a riflettere sul ruolo e sulle funzioni reali di questi lavoratori, sul loro contributo fondamentale nell’ambito dell’erogazione di servizi spesso essenziali.
Pensiamo un po’ a cosa accadrebbe se queste figure venissero a mancare all’interno dei vari enti utilizzatori, pensiamo a cosa significherebbe perdere queste garanzie anche in termini di diritti, auspico che questa vicenda si concluda al più presto in modo positivo con il pieno riconoscimento dei diritti acquisiti di questi lavoratori, (circa 25 anni di precariato forzato), attraverso la loro stabilizzazione e che si interrompa definitivamente questo stato di ostaggio nel quale una becera politica li ha costretti finora.

PUBBLICATO 06/12/2018 | © Riproduzione Riservata



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