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Caro Prof

Foto © Acri In Rete
Franco Bifano
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Caro Prof,
sono passati quasi otto mesi.
Otto mesi nei quali la nostra comunità ha continuato a ricordarti in tante occasioni, forse cercando di colmare con le parole il vuoto che hai lasciato.
Quella di oggi, però, ha un sapore diverso: è stato presentato postumo il tuo libro.
E forse è proprio questo che rende la tua assenza ancora più difficile da accettare.
L'Amministrazione comunale, che ha avuto cura della pubblicazione, ha dato appuntamento a tutti nello storico Palazzo Sanseverino-Falcone. Un luogo suggestivo con il suo antico androne, che meriterebbe di essere vissuto ancora di più, e di diventare uno spazio capace di accogliere altre occasioni come questa.
Scelgo di fare il percorso a piedi per giungere al Palazzo, questo mi permette di incontrare tua figlia Anna.
Ci veniamo incontro e ci salutiamo.
Per un attimo, dentro di me, d’istinto vorrei chiederle: «Il Prof è già arrivato
Per fortuna mi fermo. Ancora non è facile metabolizzare che non ci sei più.
Ci sono assenze che la ragione comprende molto prima del cuore.
Oggi, mentre si parla di te, del giornalista, dello storico, (per me anche fine antropologo) riaffiorano tutte le qualità che hanno fatto di te una figura speciale.
Il rigore nella ricerca delle fonti era per te vere e proprie stelle polari.
E poi quella tua avversione, quasi una battaglia, contro il facile "copia e incolla".
Per te la ricerca non poteva essere una scorciatoia. Aveva bisogno di tempo, di pazienza, di documenti, di memoria. Aveva bisogno soprattutto di verità.
Ed inevitabilmente mi chiedo come sarebbe stata questa presentazione se fossi stato qui.
I contenuti del libro — Sistemi di misura tradizionali e note su usi e consuetudini in Acri — avrebbe offerto l'occasione per tornare a parlare di quelle espressioni che tante volte ti ho sentito ricordare: "u menzullu, u stuppiellu, nu tuminu"
E da lì, come spesso accadeva quando parlavi, sarebbe cominciato un viaggio nella memoria.
Avresti raccontato della vecchia Piazza San Domenico, oggi Piazza Papa Francesco, era fra le piazze di Acri in cui si svolgeva il mercato.
Avresti spiegato, con qualche aneddoto divertente, perché proprio lì si incontravano persone, consuetudini e storie.
Sarebbe stata una presentazione piena di racconti.
Di quelli che fanno sorridere e, nello stesso momento, restituiscono dignità alla memoria di una comunità.
Il sentimento amaro, oggi, è la consapevolezza che non esiste un altro Peppe Abbruzzo, e che non potrà esistere. Ci sono persone che Dio manda sulla terra come un dono. Persone che hanno qualcosa di irripetibile, qualcosa che non può essere replicato né sostituito.
Bisogna sentirsi fortunati quando si ha la possibilità di incrociare il loro percorso di vita.
E ancora più fortunati quando si riesce a coglierne l'essenza e preservarne la memoria come un nuovo seme che germoglia nella speranza che cresca fino ad arricchire le generazioni che verranno.
L'intitolazione dell'Archivio storico del Comune, quella di una sezione speciale del Premio Padula e dalla biblioteca della comunità Don Milani, sono i passi che vanno nella direzione giusta.
Ci saranno altri libri da pubblicare. Per questo ti chiedo una cosa: fai in modo che il cielo ti conceda una «licenza premio» di quelle speciali. Anche solo per un giorno.
Solo per permetterti di tornare, almeno una volta.
La tua assenza, Prof., è ancora troppo pesante da sopportare.

PUBBLICATO 24/08/2026 | © Riproduzione Riservata



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