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Una nuova via

Foto © Acri In Rete
Giacinto Le Pera
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La poca audacia di certe classi dirigenti spesso risulta causa dell’inespressa potenza di molti luoghi.
È pur vero però, che non tutti coloro che li abitano ci vivono con sentita appartenenza: un territorio può essere ben amministrato se è ben vissuto da tutti e se tutti se ne prendono cura.
Se veramente si vuole puntare sulle zone marginali ed interne del Paese, è necessario sciogliere l’intreccio perverso fatto di bisogni e di ricatti che ha condizionato (e continua a condizionare) praticamente tutto, per poi fondere le migliori energie che insistono sui territori fornendo loro strumenti attraverso i quali creare nuove regole e nuove economie.
La biodiversità agricola, la ricchezza della tradizione alimentare e la manifattura artigianale sono il potenziale da mettere a sistema e valorizzare.
Infatti, quelle attività produttive che stanno innovando la tradizione rendendo solidissimi i loro marchi perché portatori sani di valori, conquistano sempre più mercato oltre a creare prospettive di ritorno per la cosiddetta “generazione boomerang”: sono coloro che stanno indicando con convinzione la direzione di un profondo cambiamento, segnato dal desiderio di passare dalla cultura della rassegnazione alla cultura della responsabilizzazione.
Una nuova rinascenza è sicuramente già in atto, fatta da semplici cittadini, organizzazioni intermedie e da tanti che sono attivi con azioni di rigenerazione a base culturale.
Bene, ma se tutto questo non diventa Politica attraverso cui avviare un processo partecipativo di costruzione, si continuerà a produrre elementi sui quali altri poggeranno ancora le proprie campagne elettorali.
Lavorare con impegno spingendo dal basso è fondamentale, e vigilare con la forza delle proposte e delle idee significa intraprendere una nuova via.
E poi c’è il paesaggio, l’unica vera infrastruttura esistente.

PUBBLICATO 21/07/2020 | © Riproduzione Riservata



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