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Ancora sul manifesto con la scritta

Foto © Acri In Rete
Francesco Foggia
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Io non darei importanza ad una scritta anonima, ma per rispetto alle persone che ne hanno scritto sui social, e anche come abitante di Acri, mi permetto di fare alcune considerazioni.
Il pensiero che Franco Arminio riporta l’11 giugno 2020 sul suo profilo FB (corredandolo, suppongo, con la foto del rione “Dirupo” di Pisticci) è il seguente: "TORNATE. Tornate al vostro paese, non c'è luogo più vasto. Tornate presto, non pensate se è conveniente per la vostra vita. Cominciate la grande migrazione al contrario. Avete una casa vuota che vi aspetta, la casa che vostro nonno ha costruito coi soldi dell'emigrazione: voi qui potete accendere la vita, altrove al massimo potete tirare avanti solo la vostra vita. Tornate, non dovete fare altro. Qui se ne sono andati tutti, specialmente chi è rimasto."
L’invito del paesologo Arminio a ritornare potrebbe andare bene… potrebbe, perché se non risulta quasi retorico rimane un suggerimento superfluo per coloro che da quando sono andati via dal loro paese, hanno lasciato cuore e mente alle usanze e alle tradizioni, ma soprattutto nelle case, nei vicoli, ai familiari ed agli amici che sono rimasti. L’ultima frase è quella che fa pensare e che qualcuno ha voluto ostentarla su un manifesto alla popolazione di Acri.
In essa si fa menzione a coloro che sono rimasti pur essendosene andati. Essendosene andati dalla vita lasciando il corpo?
O, essendosene andati di mente e sono costretti a restare come ignavi o alienati? Coloro che sono morti sarebbero fuori discussione. Rimangono, allora, come destinari i secondi: quelli che “sono costretti a restare”!
Dobbiamo, allora, ringraziare il paesologo di questa valutazione o chi ha utilizzato la frase per sentirsi in “dovere” di giudicare e di incolpare di inedia gli abitanti di Acri e di sentirsi autorizzato da qualche pulpito, che occupa, anche ad offenderli?
Io penso che questo “dovere” sia stato un azzardo gratuito, ma ancora di più un arbitrio frutto di un’arroganza caratteriale che fa ritenere l'autore “immune” (forse, per grazia ricevuta?) da ciò che rimprovera agli acresi.
Non penso che, qualche settimana fa, c’era da sentirsi offesi come calabresi dal giudizio di Augias sulla Calabria (l’Autore ha sintetizzato l’opinione della maggioranza dei residenti sulla loro regione), ma nella frase riportata sul manifesto non ci vedo alcun rispetto per la comunità a cui si rivolge (in questo caso, a quella di Acri), bensì la sfrontatezza di voler maramaldeggiare con le sofferenze emozionali, culturali e sociali facendosi forte del pensiero di un’altra ben più valida mente!
L’anonimato, poi, non favorisce alcun apprezzamento all’autore dell’iniziativa, che rimane povera e deplorevole.

PUBBLICATO 30/01/2021 | © Riproduzione Riservata





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