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La giornata nazionale del gatto

Foto © Acri In Rete
Gaia Bafaro
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“Migliaia di anni fa i gatti erano venerati come divinità. Questo, i gatti, non l’hanno mai dimenticato.”Anonimo. Oggi ricorre la giornata nazionale del gatto e, noi di Acri in rete, vogliamo cogliere l’occasione per ripercorre brevemente la storia di questo animale affascinante insieme a voi. I primi a venerarlo furono gli Egiziani che ne fecero un vero e proprio oggetto di culto. Le più antiche tracce del felino risalgono a 4000 anni prima della nascita di Cristo, quando fu trovata una tomba predinastica nei pressi di Assiut con all’interno delle ossa di gatto. Fu a partire da questo momento che vennero divinizzati. Si riteneva che possedessero poteri occulti e poteri psichiche: i suoi occhi, capaci di riflettere la luce e di vedere nell’oscurità, avevano il potere di allontanare il male, mantenendo il Sole alto nel cielo. Erodoto, nelle sue Storie, riferisce che il gatto era così importante che se una casa andava a fuoco, bisognava prima di tutto salvare l’animale. Quando questi moriva, i padroni si rasavano le sopracciglia in segno di lutto, procedevano poi con la mummificazione e il trasferimento del corpo dell’animale nella città sacra ad essi dedicata: Bubasti. Nelle tombe dei gatti venivano riposti corredi funebri composti da ciotole, mummie di topi e latte. Far del male ad un gatto nell’antico Egitto era reato, vi erano delle leggi a tutelarli e la pena di morte veniva applicata a chi le infrangeva. Numerose divinità avevano sembianze o attributi felini ne ricordiamo alcune: AKER: Dio leone, divinità della Terra e custode dei cancelli dell’alba. MAFDET: Dea della giustizia, raffigurata come gatta o lince, protettrice delle “case delle vita” ovvero le biblioteche e antagonista degli animale velenosi. A lei era affidato anche il compito di giudicare le anime nell’aldilà. BASTET: Dea dell’amore, dell’arte , della musica, della fecondità e della famiglia. Veniva rappresentata come gatto con collari preziosi e iscrizioni o come una donna con testa felina, con un canestro in una mano e il sistro nell’altra (strumento musicale egiziano); ai piedi dei gattini, simbolo di maternità .A lei è dedicata la città di Bubasti, dove sono stati rinvenuti diversi monili ed effigie che la rappresentano. SEKHMET : Dea leonessa della distruzione, della guerra e della morte ma protettrice dei medici. MIHOS: Figlio di Bastet, gatto protettore del faraone e aiutante di Ra nell’uccidere ogni notte il serpente Apep, solo così poteva sorgere l’alba. Furono i navigatori Fenici a portare i gatti al di fuori del loro habitat e così giunsero nelle altre parti del mondo. In Grecia, ad esempio, i gatti erano sempre tenuti sulle navi poiché si riteneva potessero dominare le tempeste e propiziare venti favorevoli e soprattutto avevano l’utile funzione di scacciare i topi e tenerli lontani dalle provviste. Questo fu un ulteriore modo che contribuì a portarli in Italia meridionale, Francia, Balcani e così via. I felini divennero sacri ad Artemide dea della caccia e della saggezza che poteva assumerne le sembianze. Nelle favole di Esopo è presente come animale furbo e opportunista mentre Plutarco ed Erodoto sottolineano la somiglianza di gatto e luna, soprattutto negli occhi. A Roma il gatto fu apprezzato per la sua indipendenza, fu infatti considerato attributo della Dea Libertas, Dea della libertà. Alcune legioni ne portavano le effigie sugli stendardi. Era associato anche a Diana, soprattutto legata ai gatti neri, se questi morivano, le ceneri venivano sparse sui campi per dare fertilità. Secondo le leggende fu Taris, figlio di Poseidone e fondatore di Taranto a portare il gatto in Italia. Per Celti e Galli i gatti non erano molto amati poiché ritenuti incarnazione di forze malvagia. Nel Sud della Francia la Dea che assumeva sembianze di Gatto, Matagot , se ben nutrita e accolta in casa portava ricchezza. La Dea Cerridwen, protettrice di poeti e cantori, in Galles partorì un gattino alla gente di Anglesey, questi crebbe così tanto e portò nella comunità rovina e distruzione. Anche in Irlanda e Scozia il micio non era visto di buon occhio poiché associato alle streghe e alla loro dea protettrice Mither. In Inghilterra erano demonizzati e associati al diavolo e fu solo a partire del XVIII sec, che divennero protagonisti di opere d’arte e letteratura. In Germania, il gatto era utilizzato per scacciare pestilenze e topi e vi erano leggi a tutelare l’incolumità dell’animale. In Scandinavia, veniva associato alla dea Freya, protettrice dell’amore e delle valchirie, i gatti trainavano il suo carro. Chi nutriva i gatti randagi veniva benedetto dalla Dea. Gli Arabi, prima dell’avvento dell’Islam, consideravano il gatto come un’anima pura. Una leggenda narra di come il micio Muezza si distese sul braccio di Maometto e si addormentò. Maometto, giunta l’ora della preghiera, preferì non disturbare l’animale poiché sembrava stesse comunicando con Allah, data la sua aria estatica. Si tagliò dunque la preziosa manica della veste. Al suo ritorno, il gatto lo ringraziò con dolci fusa e il profeta, decise di donargli la capacità di atterrare sempre sulle zampe senza farsi male e fece si che gli venisse riservato un posto in Paradiso. Nel Medio oriente, il gatto era venerato sotto forma della divinità Ishtar protettrice della luna e della creazione che si muoveva su di un carro trainato da sette leoni,questo mito conferì nella figura egizia di Iside. In India, note erano le Dee Durga ( rappresentazione dell’energia creatrice femminile) che ha per animale sacro una tigre e Shasti dea della nascita che cavalca un gatto simbolo di prolificità. In Birmania gli unici ad avere il privilegio di possedere un gatto erano i sacerdoti e le famiglie reali poiché guardiani del tempio di Lao-Tsun. In Cina i gatti scacciavano gli spiriti maligni e le loro statue sono posti , ancora oggi,al di fuori delle abitazioni per questo motivo. Possedere un gatto risultava utile per allontanare i topi dagli allevamenti da bachi da seta . Inoltre, nel Libro dei riti (200 a. C.) si fa riferimento ad un dio gatto noto come Shu capace di proteggere i raccolti. In Giappone, durante il Medioevo, si fece distinzione tra gatti portafortuna cioè quelli con il mantello maculato e i restanti malefici. Per i Buddisti , l’animale divenne simbolo di purezza intermediario tra il popolo e Budda. Quando Budda passò nel Nirvana fu l’unico a non piangere (da vero maestro zen) e a capire che il profeta aveva solo cambiato dimensione. A Tokyo è presente il tempio Gotokuji dedicato ai gatti e qui pare si sia dato origine al Maneki Neko, il famoso gatto portafortuna con la zampetta sollevata in segno di saluto e buon augurio. Con l’avvento del Cristianesimo in occidente il gatto fu demonizzato come incarnazione del maligno e del fascino tentatore del femminile. Si praticarono torture di ogni specie ai poveri felini e con essi alle donne ritenute streghe che li avevano scelti come famigli o consiglieri, intermediari tra questo mondo e l’Inferno. Durante la notte di San Giovanni i gatti erano chiusi in ceste ed arsi, in diversi processi alle streghe sono chiamati in causa animali e padroni, un caso noto è quello di Agnes Waterhouse che recitava tale formula per divenire gatto : “Mi trasformerò in un gatto con sospiri e sussulti e mi trasformerò nel nome del Diavolo finché non tornerò a casa.” Nel libro Beware the cat si afferma che la strega poteva tramutarsi nell’animale solo nove volte in tutta la vita, da qui probabilmente la credenza che i felini abbiano nove vite. Si dovette aspettare l’Illuminismo per avere una rivalutazione del gatto che divenne così protagonista di numerose opere: la fiabe di Perrault del Gatto con gli stivali, la gatta bianca della baronessa di Aulnoy e tutti racconti che celebrano l’eleganza, l’astuzia e il mistero del gatto. Numerose le opere d’arte ad esso dedicate: Ragazzo con gatto di Renoir, Fanciulla con gatto di Perroneau e molte altre. Infine, per quanto riguarda il gatto, non possiamo non citare il racconto del genio del mistero e del terrore il famosissimo “Gatto nero” di Egar Allan Poe e il famoso locale parigino che porta il nome di Chat Noir. Non ci resta che augurare una buona festa ai nostri amici di sempre: i gatti!

PUBBLICATO 17/02/2021 | © Riproduzione Riservata



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