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Gocce di Memorie (Inaugurazione del Museo del Risorgimento - Acri 27 febbraio 2021)

Foto © Acri In Rete
Gino Cofone - Maria De Meo - Assunta Fusaro
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A 160 anni dall’Unità d’Italia ricordare il Risorgimento può riaprire il dibattito su questioni ancora irrisolte e su ferite ancora aperte: il rapporto nord-sud, le diversità culturali tra le regioni che costituiscono la nostra nazione, le scelte politiche non omogenee tra le diverse aree, il rimpallo di accuse sulle responsabilità dell’arretratezza e delle difficoltà del Mezzogiorno.
Le polemiche innescate dalla proposta di alcuni gruppi politici di “istituire una giornata per ricordare le vittime meridionali del processo di unificazione nazionale” in occasione della ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia danno la misura del dibattito ancora aperto sulla storia e la memoria di quel periodo su cui, forse, la maggioranza degli italiani non ha idee chiare.
E ciò è giustificato dalle diverse interpretazioni storiche del Risorgimento: dall’esaltazione acritica dei primi decenni post unitari, che costruì il “mito risorgimentale” alimentando un patriottismo con forti connotazioni militaristiche e nazionalistiche ampiamente sfruttato prima dai nazionalisti favorevoli alla prima guerra mondiale e poi dal fascismo, alle riletture critiche dei primi del Novecento, che introducono il concetto di un processo di “annessioni” al Piemonte (come scriveva Cavour nelle sue lettere) attraverso il quale si giunse alla costruzione di uno Stato debole perché privo di un vero riconoscimento popolare.
Piero Gobetti definisce per questo il Risorgimento una “rivoluzione fallita”, incapace di formare una borghesia moderna; interpretazione condivisa da Antonio Gramsci, che parlò di “rivoluzione passiva” riferendosi al mancato coinvolgimento dei contadini e della popolazione.
Negli ultimi decenni gli storici hanno cercato di approfondire la conoscenza delle diverse componenti sociali, politiche ed economiche dei vari Stati preunitari, o esaltato il coinvolgimento di gran parte della società alfabetizzata e consapevole.
Recenti interpretazioni revisioniste, più giornalistiche e politiche che storiche, valutano negativamente il Risorgimento e auspicano il disfacimento del processo di unificazione nazionale per ricostruire entità statali a carattere regionale.
Eppure, nelle sue luci e nelle sue ombre, non si può negare che dietro le vicende risorgimentali ci siano stati tanti uomini valorosi: “giovani coraggiosi, disposti a sopportare carcere, esilio e morte in nome della libertà e della giustizia, rifiutando sistemi politici assolutistici e reazionari, per riscattare la “Patria sì bella e perduta” immortalata nel Nabucco di Verdi.
Il Risorgimento fu il primo tentativo di modernizzare e laicizzare il nostro Paese, inserendolo nello sviluppoliberale dell’Europa
”.
Fra i giovani coraggiosi che si sono sacrificati per un ideale, il professore Scaramuzzo, da sempre studioso anche della realtà locale, ha indicato G. B. Falcone dedicandogli il Museo del Risorgimento che è stato inaugurato ad Acri il 27 febbraio 2021.
Giovanni Battista Falcone, protagonista insieme a Carlo Pisacane e Giovanni Nicotera della tragica Spedizione di Sapri, è il nostro giovanissimo eroe morto per difendere la libertà e l’indipendenza della Patria.
Il professore Scaramuzzo, presidente del suddetto Museo, prosegue così nel suo incessante lavoro volto sempre alla conoscenza del passato perché attraverso il passato noi possiamo rintracciare la nostra identità.
È solo attraverso la Storia che possiamo comprendere meglio i tratti dell’intera umanità e le azioni, individuali o collettive, che hanno portato a determinati avvenimenti, imparando a non ripetere gli errori e ad essere più umili, più consapevoli: in una parola, migliori.
La Storia è un bene comune: è l’appello lanciato dallo storico Andrea Giardina, dalla senatrice a vita Liliana Segre e dallo scrittore Andrea Camilleri il 25 aprile 2019.
La Storia è un bene comune ribadisce con forza il professore Scaramuzzo.
Lo stesso messaggio nei suoi contenuti trasmetteva lo stesso Prof. in un’aula di liceo, tanti anni fa, a noi ragazzi, e ragazzo anche lui.

PUBBLICATO 02/03/2021 | © Riproduzione Riservata



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