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Angelo Sammarro, un educatore da non dimenticare

Foto © Acri In Rete
Vincenzo Rizzuto
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Ripercorrendo le strade di sempre, è inevitabile che il pensiero vada spesso per conto suo all’indietro e riporti alla memoria avvenimenti, volti e immagini che hanno fatto parte del nostro passato, della nostra esistenza; che hanno influenzato direttamente o indirettamente le nostre scelte, il nostro modo di essere.
Ebbene, una di queste figure, che spesso balzano alla mia mente, mentre percorro alcune vie del ‘villaggio’, è quella del caro amico Angelo Sammarro: un intellettuale educatore, che ha dedicato tutte le sue energie all’atto educativo non solo con l’indefessa attività di docente, ma anche e soprattutto con la scrittura, che per lui era quasi pane quotidiano.
Una scrittura in prosa e in versi, quella di Sammarro, a cui ha affidato per tutta una vita la sua paidea, la sua visione del mondo, la sua onestà intellettuale, il suo attaccamento ai valori fondanti della civiltà.
La scrittura era per lui strumento potente, chiave di volta con cui comunicare con gli altri, soprattutto con i giovani, ai quali le sue pregevoli pubblicazioni sono rivolte; numerose pubblicazioni in versi e in prosa, che evocano il mon-do classico, le conquiste scientifiche, il sapere matematico mai disgiunto dalla cultura letteraria.
Angelo Sammarro, infatti, con la sua vasta cultura impersonava sotto certi aspetti la figura dell’antico filosofo greco, che dominava tutti i campi del sapere senza alcuna cesoia tra cultura scientifica e cultura umanistica.
Altra pregevole dote di Angelo Sammarro era la grande riservatezza del suo carattere, sempre schivo e rispettoso degli altri.
Per me, come per tanti altri giovani, Angelo, insieme ad altri pochi intellettuali del nostro ‘villaggio’, è stato esempio da seguire, da imitare lungo il cammino della formazione. Ho avuto il privilegio di conoscerlo di persona, e ogni volta che lo incontravo era un piacere grande parlargli, ascoltarlo con la sua voce mai dai toni alti, ma suadente e pacata, quasi sussurrata, illuminata spesso da un sorriso appena accennato, che era tipico del suo modo di porsi con gli altri, come ricordano bene anche i tanti allievi che hanno avuto la fortuna di averlo per tanti anni come docente di lettere nella scuola pubblica.
Io penso che una figura come quella di Angelo Sammarro debba essere ricordata, recuperata attraverso le opere che ci ha lasciato, per essere patrimonio di formazione delle giovani generazioni del nostro ‘villaggio’, anche al fine di conservare una identità, che diversamente rischia di essere fagocitata dal qualunquismo dilagante del villaggio globale, dove regna sovrana solo la sciocca estero-filia della moda fumettistica dilagante.
Un appello, infine, anche alle Istituzioni pubbliche perché si facciano parte attiva nell’opera di recupero del patri-monio culturale della collettività, perché non facciano di-sperdere dal vento della dimenticanza voci come quella di Angelo Sammarro.

PUBBLICATO 17/08/2022 | © Riproduzione Riservata



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