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Franosità del territorio di Acri

Foto © Acri In Rete
Francesco Foggia
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Il 5 dicembre 2022 nella prima giornata della XIII Edizione del “Premio V. Padula” si è tenuto il convegno sul tema “Verso la transizione ecologica - Opportunità e convenienze”. Fra gli intervenuti ci sono stati il presidente dell’Ordine dei Geologi della Calabria, Giulio Iovine, e il presidente Nazionale dei Geologi, Arcangelo Francesco Violo, intervistati da Roberto Saporito. La frana di Ischia di qualche settimana prima richiamava tutti ad aumentare l’interesse per lo studio del territorio al fine di prevenire o minimizzare i rischi idrogeologici e quelli sismici, da considerare e quantificare zona per zona (emblematiche le immagini dell’ultimo terremoto in Turchia e Siria).
Lo strumento urbanistico per una pianificazione territoriale di Acri è il PRG, utilizzato dai primi anni ‘80.
A tutt’oggi, nonostante le volontà di aggiornarlo, manifestate dalle amministrazioni Zanfino, Trematerra e Tenuta, con l’elaborazione di un PSC richiesto dai tempi, il PRG vigente, riconducibile a quarant’anni fa, rimane l’unico strumento urbanistico per qualsiasi intervento di programmazione territoriale in Acri, anche a livello emergenziale.
La franosità di tutto il territorio di Acri è tuttora desumibile dalla Carta della Stabilità, redatta a scala 1:10.000 dal sottoscritto e dal geologo G. Lena. L’entità, quantificata personalmente, è stata esposta in un mio articolo pubblicato sul periodico diretto da Giuseppe Abbruzzo, “Confronto”, a novembre 1984. I tempi mi spingono a riproporlo per informare le nuove generazioni sui fenomeni franosi che hanno interessato le frazioni di Là Mucone, Chimento, Guglielmo, Ordichetto, ecc. nel 1981-82 e che tuttora fanno sentire la loro azione.
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(articolo pubblicato su “Confronto”, anno X, n. 10, novembre 1984)
Il territorio acrese, noto per la sua vulnerabilità ai dissesti geomorfologici, può considerarsi rappresentativo per buona parte dei comuni calabresi, e precisamente di tutti quelli i cui territori si estendono sulle pendici dei rilievi regionali. (…) La nostra regione … dal pleistocene inf.-medio a tutt’oggi, ha subito un sollevamento differenziato da luogo a luogo per oltre 1.000 m sul livello del mare e con valori medi di 1 mm all’anno. Questo forte sollevamento… ha favorito l’instaurarsi … di una nuova fase erosiva da parte dei corsi d’acqua, esercitata soprattutto sui margini dei rilievi che si son venuti a creare. In tutto ciò molta importanza ha assunto lo stato fisico delle formazioni rocciose, le quali presentandosi dislocate, fratturate e fortemente alterate, hanno offerto ed offrono poca resistenza ai processi erosivi, favorendone ed esasperandone l’azione, fino a provocare la mobilitazione di interi versanti.
Il territorio di Acri, occupante le pendici nord-occidentali dell’altopiano silano, presenta tutte le fenomenologie di instabilità connesse all’azione incessante dei corsi d’acqua, che hanno approfondito ed ampliato sempre più i loro alvei.
(...) il maggiore dei suoi corsi d’acqua, il F. Mucone, ha approfondito il proprio letto di quasi 550 m sull’antica morfologia peneplanizzata, risultando, così, fra i più importanti agenti modificatori dell’altopiano silano. (…)
Gli unici documenti attestanti questo stato fisico … rimangono comunque la Carta Geomorfologica e quella della Stabilità, accluse al PRG del Comune di Acri, redatte a scala 1:10.000. Per condurre l’analisi quantitativa di questo degrado si è appunto utilizzata la carta geomorfologica, operando in essa la differenziazione delle aree in funzione dell’entità delle forme di dissesto riportate, interpretando:
1) aree con dissesti profondi, quelle che figuravano soggette a dislocazioni profonde e a frane in atto;
2) aree con dissesti del suolo e localmente anche del sottosuolo, quelle che presentavano gravi ed estese erosioni in atto, fenomeni di sfacelo, nicchie di distacco di frana attive;
3) aree con dissesti superficiali, quelle connesse ai vari processi di ruscellamento concentrato, di incisione torrentizia, di mobilizzazione superficiale (creep). Queste aree sono state valutate col Digitizer applicato ad un calcolatore, ed i calcoli ottenuti hanno rivelato, con buona approssimazione, che il territorio acrese per il 9,37%, pari a ha 1.860, è soggetto a dissesti profondi; per il 12,36%, pari ad ha 2.455, a dissesti del suolo e localmente del sottosuolo; per il 6,75%, pari a ha 1.340, a dissesti superficiali.
Tale situazione, senz’altro, ha influito tangibilmente sullo sviluppo economico e sociale della nostra comunità e giustifica qualsiasi intervento atto a contenerne il degrado, ma altresì sollecita una programmazione globale a medio termine da parte delle strutture che vi operano e non può prescindere da un’analisi più accurata delle specifiche problematiche.
NB – L’allegato riporta la Carta della Destinazione d’Uso (redatta da me nel 2014 a scala 1:25.000) in cui hanno colore rosso: le zone non idonee per pericolosità geologica; celeste: le zone idonee previo interventi di risanamento radicale; verde: le zone idonee previo sistemazione idraulica; bianco: le zone idonee a qualsiasi utilizzazione urbanistica.

PUBBLICATO 01/03/2023 | © Riproduzione Riservata



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