Le antiche fontane naturali di Acri, potenziale ricchezza per il territorio
Manuel Francesco Arena
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Acri, come tutti ben sanno è posto a 720 metri nel cuore verde della Sila. Per la vastità del territorio (è infatti il quinto comune più esteso di tutta la Calabria) e per la posizione privilegiata che occupa, la nostra città è ricca di storiche fontane che sgorgano acque sorgive naturali, in dialetto semplicemente “i’ caneadi”. Tanto per fare un esempio si possono citare la fontana di “Ordichetto” che si trova nell’omonima frazione, quella di “Gastia” presente a Duglia nei pressi del campetto, quella di “Mangia e vivi” in San Benedetto e quella del “Savucu” che sgorga in montagna nella Sila Greca acrese. A queste se ne potrebbero aggiungere altre decine dislocate un po' ovunque. Infatti in quasi ogni frazione di Acri, ne è presente una o più. Fino ad un tempo non molto lontano, queste fontane d’acqua fresca, abbeveravano intere faglie. Allora erano tempi in cui si viveva con più semplicità e le persone cercavano di trarre dalla natura il meglio che serviva per sostenersi, senza tuttavia deturparla o sfruttandola troppo. A regolare le stagioni c’era una sorta di armonia tra uomo e natura che scandiva tutto, compresa l’alimentazione. Via, via con il tempo tante di queste fontane sono state purtroppo abbandonate ed attorniate da erbacce, ma tuttavia non hanno smesso di regalare il loro prezioso dono. Ora è vero, si preferisce comprarla comodamente al supermercato l’acqua. Come le mosche bianche sono coloro che con il cesto delle bottiglie, vanno a fare scorta di acqua da bere. Il problema in realtà è che in tanti non si recano più alle fontane poiché non sanno se esse sono del tutto potabili. La gente oggi giustamente preferisce sapere cosa mangia e soprattutto cosa beve per il bene della propria salute. In tutto questo scritto, chi scrive, pensa sia una cosa buona e giusta se il comune prendesse in considerazione l’idea di censire tutte queste fontane ad una ad una e periodicamente le analizzasse dal punto di vista chimico, fisico e microbiologico pubblicandone i dati su una piattaforma. Ciò comporterebbe anche un risparmio non indifferente per chi vorrebbe usufruire di codeste acque in tutta tranquillità per la propria salute, senza contare la diminuzione che ne verrebbe dal minor uso ed inquinamento della plastica delle bottiglie. Penso che questa idea che lancio affinché venga raccolta, sia un qualcosa che avrebbe un fine nobile senza essere troppo costosa per le casse comunali, perciò sia fattibile. Purtroppo va tenuto in considerazione che in un mondo sempre più siccitoso, lo spreco d’acqua definita anche l’oro blu, sia un qualcosa che non andrebbe contemplato.
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PUBBLICATO 12/07/2025 | © Riproduzione Riservata

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