Attorno al Parco Culturale Vincenzo Padula
Franca Ferraro
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Dal giorno in cui si e' avuta pubblica notizia (marzo 2025) della partecipazione del Comune di Acri all'Avviso per i Parchi Regionali Calabresi, attraverso il Fondo per lo Sviluppo e la coesione, ho pensato che non si poteva rimanere indifferenti di fronte a quanto veniva contemplato.
Il progetto, dedicato al Parco Culturale Vincenzo Padula, è ritenuto dall'Amministrazione Comunale ". punto di riferimento per la memoria storica e la tradizione letteraria di Acri”, attraverso cui, viene detto ”puntiamo a rafforzare il suo ruolo e a renderlo PIU' ACCESSIBILE A CITTADINI E VISITATORI." Queste dichiarazioni che motivano la scelta, sono accompagnate dalle foto del progetto, che qui si allegano, in cui si presentano le immagini di una struttura che dovrebbe riempiere la piccola area che parte dalla vecchia fucina di un maniscalco, situata sotto casa Cugliari, per arrivare a palazzo Padula. C'é voluta una fervida fantasia per immaginare questo orrore!! Non se ne capisce la motivazione, incomprensibile, che è sicuramente frutto di una cattiva interpretazione della norma. Considerato che l'Amministrazione Comunale sta definendo questo progetto, ritenendolo elemento di punta, centrale, rispetto alla sua strategia culturale, ho deciso di intervenire come doveroso atto di amore verso questo martoriato territorio che merita di essere difeso. Ed in questo mi dispiace tanto dover contraddire l' Assessore Mario Bonacci a cui mi legano stima ed affetto profondo, perche' non condivido affatto quanto afferma in risposta ad una lettera del dott.Angelo Bianco in cui dice che: “il NON RESIDENTE, vive Acri solo nei ricordi, perdendo di vista l'oggettività di giudizio che proviene dalla condivisione del vivere quotidiano”. Io penso che sia vero il contrario. Chi vive fuori, pero' con l' occhio puntato verso Acri e la frequentazione, che non è assenza, e' LIBERO dai condizionamenti che frequentazione e condivisione quotidiana producono, perché portatore di uno sguardo "Altro", Non Contaminato , come potrebbe essere quello condiviso nella frequentazione giornaliera che a volte rischia di essere strumentale e funzionale al potere. Si ritiene da parte dell’amministrazione comunale, che "il Parco Culturale V. Padula” sia un incubatore pensato per ridefinire la configurazione urbana e culturale del centro storico, polo di attrazione a livello internazionale di flusso di turismo culturale. Nella norma regionale non si fa, però, riferimento alcuno alla ridefinizione della configurazione urbana del territorio. All' art. 1 della Premessa della regolamentazione dei parchi cosi' e' scritto: "I Parchi Culturali, sulle orme dei grandi scrittori calabresi, si sviluppano nei luoghi di vita e di ispirazione.... Citta' e paesi, ma anche paesaggi e campagne raccontati in un testo, diventano un Parrimonio Culturale e Ambientale da proteggere, valorizzare attraverso un viaggio nella letteratura, nella memoria, nell'identita' attraverso attivita' e interventi culturali.... per fare conoscere gli scrittori e i loro luoghi di ispirazione valorizzando luoghi, spazi e bellezze". Non si fa un cenno, non un riferimento ad interventi strutturali ... Nella norma citata, non si parla di “ridefinizione della configurazione urbana dell'area interessata", bensi' di "citta' e paesi da PROTEGGERE E VALORIZZARE". Come si vede, la norma "raccomanda" l'Esatto Contrario di quanto previsto nel progetto elaborato dall' Amministrazione Comunale di Acri. In questo contesto, io non riesco a trovare un nesso logico in un progetto lontano dalla funzione assegnata ai “Parchi Culturali", un progetto che se, Malauguratamente, venisse attuato, andrebbe a "CHIUDERE" un piccolo spazio, sostituendolo con una massa informe ed inutile di cemento deturpandone l' aspetto estetico, la funzione paesaggistica, rendendo "estraneo" Padula al suo spazio di vita. Sarebbe un'altra ferita al suo contesto di vita che ha gia' subito, nel passato, violenze strutturali dentro e fuori il suo Palazzo. L' attuale Amministrazione non ha responsabilita' delle scelte urbanistiche compiute precedentemente ma, purtroppo, cammina sulla stessa scia, adottando scelte urbanistiche che snaturano il territorio, mutilato nella sua storia, impoverito, imbruttito, destinato nel futuro a non esercitare alcuna attrattiva turistica. Il turismo si sviluppa nei luoghi che raccontano se stessi, il loro vissuto, la loro storia , anche se raccordati a qualche elemento di armonica modernità. Certamente ad Acri si va nella direzione opposta, e lo dimostrano ampiamente lo spazio antistante la basilica di Sant’Angelo e le “perline” con cui è stata rivestita piazza dei frutti. Non bisogna essere Le Corbusier per capirne la portata sconvolgente!! A supporto di tanto, mi piace citare due esempi, virtuosi, di "miracolo" turistico: _ Les Baux de Provence; Aielli, comune della Marsica, abitato da soli 1.365 persone. Aielli e' un vero modello di sviluppo turistico, con 100.000 visitatori all'anno, presentato piu' volte in servizi televisivi e segnalato perfino nei luoghi da visitare dal Fai con un lungo articolo su Repubblica. Io mi domando: Potrebbe Acri CAMBIARE DESTINO? |
PUBBLICATO 09/08/2025 | © Riproduzione Riservata

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