Lettera di una mamma ad un figlio che parte
Manuel Francesco Arena
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Ciao figlio mio, chi ti scrive oggi è mamma Calabria. Mi perdonerai se certe cose ho preferito scrivertele anziché avere il coraggio di dirtele di persona. Sono troppo vecchia e stanca, ma eppure mai doma.
L’estate purtroppo sta finendo, non è una canzone dei Righeira anni ‘80, ma una mera costatazione. Settembre con l’autunno, ormai sono vicini annunciato dai temporali sempre più frequenti. Gli stabilimenti balneari quasi del tutto, hanno addosso la patina malinconica tipica delle cose che stanno per finire. Terminate le vacanze, stanno tutti andando via ed anche per te, figlio mio, si è fatta ora di partire. Come sempre porterai in mio ricordo le solite vivande, una latta piena d’olio, qualche bottiglia di vino casereccio, ma soprattutto, come ogni volta, nella valigia avrai tanti ricordi misti ad emozioni contrastanti. Ti ricordi infatti come sei divertito quest’anno? Il mare, ferragosto in Sila, le calde nottate con gli amici tra sudore, risate e tanta felicità. Che bello! E pensare che io sono sempre stata con te e non ti ho lasciato neppure un momento. Come quando eri piccolo ed ancora stabilmente vivevi a casa con i tuoi, io ci sono sempre stata ad accompagnare ogni tuo singolo passo. Purtroppo il tempo passa, passa troppo veloce. Tramuta le ore in giorni, i giorni in settimane, le settimane in mesi ed i mesi in anni. Esso è transitorio. È fugace. È effimero. Ci cambia poi, porca miseria come ci cambia poi il tempo! Ci scolpisce come uno scalpello e leva sì tristezze e ferite, ma anche gioie ed affetti. Ad esempio, ricordi tuo nonno sempre seduto lì davanti alla porta con l’altro vecchietto che abitava più avanti nel vicolo? Ogni volta che passavi da quelle parti nei meriggi estivi, non c’era possibilità di andare oltre senza fermarti dieci minuti a farti un bicchiere di rosso con loro. Purtroppo entrambi a distanza di pochi mesi, sono volati via e le porte delle rispettive abitazioni si sono immancabilmente chiuse per sempre. Quest’estate per la prima volta hai trovato il vicolo più vuoto del solito. Né più bicchiere di rosso e né più chiacchiere da fare con loro. Oltretutto hai capito anche che nessuna distanza serve per diluire il dolore ed il lutto. È la vita questa. La vita che se ne va, come dicono nei film. Anche di essa potremmo dire che tipo il tempo è transitoria, e poi eccetera però non voglio tediarti dicendo le stesse cose. Quello che ti posso dire è che il silenzio ed il vuoto dalla fine di agosto per i paesi arroccati sulla mia schiena, specie verso l’interno, sarà la normalità da ora fino a Natale. Ma il problema è che questo silenzio e questo vuoto, come un dolore latente per me, aumenta sempre più e mi rende triste. Ho voglia di piangere vedendo quanti figli vanno via e parlano male di me altrove. Ma in fondo io cosa ho fatto di male, mi chiedo? Sono una terra in mezzo a due mari con cinque gruppi montuosi e seppur vecchia e vissuta, tutti mi dicono che sono molto bella. P urtroppo tanti miei figli neppure se ne accorgono più di cosa possa offrire. Scoprono il mio fascino solo quando arriva uno qualunque di fuori e fa un bel post sui social o meglio, un articolo su qualche rivista. Allora apriti cielo! Tutti sono fieri di appartenere a me perché lo ha detto il tale, ma questa cosa dura poco, sai. Poi si ci dimentica e si torna ad essere i soliti “calabresi frustrati” di sempre. Se hai tempo comunque leggi il racconto breve “Quando fu il giorno della Calabria” di Leonida Repaci. È una delicata dichiarazione d’amore come in pochi mi hanno fatto nel tempo. Ora però per ritornare ad oggi, fra poco ci tengo a dirti che qui ci sarà tanta caciara. Infatti ad ottobre si voterà ed io già li vedo certi miei figli più scapestrati che puntualmente a parole, dicono di volere il mio bene solo per illudere i propri fratelli. Li vedo che si stanno già muovendo nell’ombra cercando voti e calandosi come sempre dall’alto. Sai stanno preparando discorsi seducenti da sciorinare nelle piazze in vesti eleganti. Stai attento a loro, sono buoni solo a darmi preoccupazioni! Non farti illudere, dopotutto è per causa di questi politicanti che io sono così depressa ultimamente e che tu hai dovuto partire. Tanti di loro guardano solo ai propri interessi. Non gliene frega di chi sta male e non può curarsi o di chi non ha un lavoro. Però tu, figlio mio, sei grande e studiato abbastanza per capire chi sono costoro che vedi apparire a volte anche in tv con sorrisi apparentemente galanti. Comunque la carta sta per finire. È giunto il momento di salutarci. Fai buon viaggio e non dimenticarti di me. Sii sempre onorato di dire di essere un mio figlio ovunque vai, perché lo erano pure Rino Gaetano, Mia Martini, Mattia Preti e Corrado Alvaro solo per citarne qualcuno. Spero ci siano tempi migliori e che un giorno potrai tornare a vivere a casa tua dove ci sarò sempre io ad aspettarti a braccia aperte. “In un giorno di pioggia, ti rivedrò ancora e potrò consolare i tuoi occhi bagnati. In un giorno di pioggia, saremo vicini e balleremo leggeri sull’aria di un reel.” A presto figlio mio, Mamma Calabria. |
PUBBLICATO 23/08/2025 | © Riproduzione Riservata

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