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Ohi Angelì!

Foto © Acri In Rete
Angelo Bianco
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Bisognerebbe sempre avere due valigie sul letto quando prepari un viaggio al tuo paesello.
Una é piena delle poche cose che ti servono quando arriverai all’ombra della torre di Padia e ne hai dominio semplice.
L’altra é vuota, ci metterai tutto quanto ti porterei al ritorno e rischi di esserne dominato perché sono le emozioni e sono tante e, qualche volta, mai, tutte, così, buone, come la provola che hai promesso a tua suocera.
Questa volta è stata una vacanza diversa da tutte le altre, tra verità inattese e speranze attese, a cui, adesso che è finita, devo dare ordine e spazio nella valigia vuota e mi accorgo che avró bisogno di più tempo del solito e questa è la riflessione che rischia di essere la più ingombrante e la più pesante da riportare.
Ohi Angelì”, no, questo grido non lo riporto più indietro, non l’ho più sentito da tutti.
Vale, ormai, solo per pochissimi, sono gli amici di sempre, Peppe, Carmine, Antonella, Michele, Pierino, Arturino, perché la mia generazione, e quella di prima, non la ritrovo più, è impegnata, forse, in famiglia, oppure stanca dal lavoro, emigrata magari sul divano, qualcuno, poi, è assente all’appello di vita.
Sono stati giorni di transito quotidiano, anonimi, ho visto eroici locali diurni aperti al tavolino dei soliti quattro noti mentre gli altri sono tutti “seduti” sui social, disertano le antiche vasche per ritrovarsi, poi, solo al sabato sera, per una pizza o un panino o a bere birra all’oktober fest cosentino o vino a Vaccarizzo.
Ho fatto i conti con la nuova dinamica sociale del paese, non c’è più nessuno che io conosca oltre quel tavolino e io ho resistito fino a giovedì, il giorno atteso della fiera, doveva essere la mia rivincita o la prova del nove di una verità inattesa.
Sono stato a girare e a rigirarmi tra mille bancarelle ma di facce note, quelle con cui sono cresciuto, quelle che hanno le mie rughe o di più, ne ho contate quante le dita delle mie mani.
Le ho cercate e ricercate tra la nuova piazza della Basilica e tutte quelle nuove strade costruite tutte intorno che io non conoscevo e ho solo trovato, invece, la mia nuova identità.
Io sono “u dottore che scrive, io la seguo su feisbuk”.
È così che mi fermano, stringo mani, ho pacche sulle spalle di chi non conosco, ricevo complimenti, sono giovani e meno giovani che mi fanno sentire un po’“famoso” ma tanto “forestiero” e non mi piace perché io volevo essere, ancora, solo “ohi angelì” e da tutti, come sempre, per sempre.
Ogni sera sono ritornato al B&b pensandomi arrogante, impermeabile, presuntuoso, ostile ad una riflessione che, invece, adesso che guardo la valigia vuota sul letto, devo fare:
Ohi Angelì!” è una cartolina nell’album dei ricordi di un tempo che non è più il mio.
Prima o poi doveva succedere, la logica è semplice, nulla è eterno, tutto naturalmente muta, è la mia verità inattesa.
Devo trovarle spazio tra le provole, il caciocavallo, l’amicizia eterna dei miei quattro amici al bar, i fusilli di mia sorella, le lacrime sulla tomba dei miei genitori, il caffè delle polemiche con il senatore, la confessione emozionante con frate Francesco, la passione civica di Alessandro, Franco, Marcello, Carla, Pierpaolo e i loro sogni di un risorgimento moderno acritano, il bellissimo libro biografico sulla storia della musica locale che mi ha regalato Micheleu mattunaru”, la preghiera del Beato, i fuochi d’artificio, la tarantella di piazza.
Adesso c’è proprio tutto, posso chiudere là zip, faccio fatica, la valigia è stracolma, c’è anche la speranza attesa, è ritornare al mio paesello e sedere su quella panchina, vedendo che tutto cambia, meno il mio amore per Acri.
 Ciao Acri❤️

PUBBLICATO 01/11/2025 | © Riproduzione Riservata



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