2 Novembre: Pensieri Sulla Morte, Causa della Vita
Elena Ricci
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Il Paradosso del Seme: Morire per Crescere
Avete presente l'immagine di un chicco di grano? Il contadino lo affonda, lo seppellisce nel buio della terra soffice e umida. È proprio nel momento in cui il seme scompare, nel suo atto di "morte", che può sprigionarsi la vita. Dalle ceneri del chicco spuntano due foglioline verdi che crescono, si fortificano, muoiono nuovamente con l’arrivo dell’inverno, per poi rinascere con la primavera. Questo è il ciclo: vita, morte, ancora vita, e ogni volta l'esistenza manifesta una forma più grande. Il seme diviene foglia, la foglia si trasforma in spiga, la spiga in grano maturo. Un ciclo analogo si manifesta in noi, anche se siamo abituati a concepire la nostra dipartita come un evento unico e finale. In realtà, ad ogni istante, milioni di cellule nel nostro organismo muoiono e vengono immediatamente sostituite. Senza questo incessante ciclo di vita e morte cellulare, il nostro corpo non potrebbe rinnovarsi e crescere. La nostra esistenza non è altro che l’onda di un movimento senza fine che ci spinge costantemente in avanti, verso un orizzonte ignoto, un oltre che, in qualche modo, è già in atto. Come il chicco di grano ignora che diverrà spiga, così noi non possiamo predire ciò che saremo, eppure siamo certi che maturiamo, che stiamo diventando grandi. La Dimensione del Tempo: Dal Futuro al Presente Questo concetto sfugge alla comprensione strettamente razionale, poiché la nostra mente è abituata a percepire il tempo in una dimensione lineare, dove il passato è la causa che genera il presente. Tuttavia, la realtà vivente sembra operare secondo una direzione inversa: è orientata dal futuro verso il presente. Pensate a quei momenti della vita in cui vi siete resi conto, a distanza di tempo, del motivo profondo per cui proprio quel giorno vi siete recati in quel luogo specifico e avete incontrato quella persona. In retrospettiva, si comprende che quel presente non era semplicemente sollecitato da una causa passata, ma era come se fosse stato chiamato da un evento futuro. Come si usa dire, "era destino" che vi trovaste in quel frangente. È accaduto perché era il futuro a richiederlo, a determinarne il senso. L'esistenza umana è un presente intensamente imbevuto di futuro. Siamo protesi verso una meta che, pur non conoscendo, sentiamo già esistere e chiamarci dall'interno. Il nostro compito fondamentale non è affannarci sul domani, ma vivere con pienezza e intensità il presente, certi che non è un fine a sé stante, ma una tappa verso la sua destinazione. La Censura della Morte Necessaria L'unica vera certezza esistenziale che possediamo è che la Natura esige la nostra morte. È un processo biologico ineluttabile: un atto di restituzione che lascia spazio a chi verrà dopo di noi. Quando pensiamo alla nostra morte, tendiamo a immaginarla relegata in una data remota e astratta, completamente disconnessa dalla quotidianità che stiamo vivendo. Preferiamo esercitare una sorta di censura su questo evento, complice la concezione occidentale che dipinge la morte in una luce esclusivamente negativa, come un fallimento da evitare a ogni costo. Eppure, dovremmo essere consapevoli che la morte potrebbe presentarsi in un giorno qualunque, strappandoci da un’esistenza che forse aveva ancora molti progetti da realizzare. Per questo è vitale superare il tabù attorno all'ora della fine e realizzare che la vita non si svolge in funzione della pura quotidianità, ma è orientata in funzione della meta finale. Di fronte all'idea della morte, l’uomo oscilla tra l'abisso della grande disperazione e la serenità delle grandi certezze. Apprendistato e Intensità del Presente Dal concepimento al trapasso, la vita è un lungo e continuocammino di iniziazione, un ciclo ininterrotto di esperienze. Ogni nuovo giorno è un inizio, in ogni respiro ci è offerto l’apprendistatodi imparare ad accogliere e a restituire. Non a caso, ritualmente, molte persone prima di addormentarsi, "restituiscono" il giorno che è stato loro concesso ed entrano nella "piccola morte della notte", per poi rinascere alla nuova alba. Non si è mai pronti di fronte alla morte, soprattutto quando arriva in momenti inattesi e usuali. Non dovremmo averne paura, ma accettarla per ciò che è: un elemento naturale, doloroso, imprevedibile e, soprattutto, necessario. Senza la morte, infatti, non potrebbe esserci vera vita. Se fossimo immortali, non vivremmo con la dovuta intensità il presente. Saremmo tesi unicamente verso il passato e il momento hic et nunc (qui e ora). Non esisterebbe un futuro che ci chiama e ci orienta. E senza la tensione verso questo futuro/non-vita, come potremmo vivere l'oggi con la passione che manifestiamo? La morte, in questo senso, è il pungolo che dà valore e significato al tempo che ci è concesso. |
PUBBLICATO 01/11/2025 | © Riproduzione Riservata

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