Perchè la guerra è sempre un crimine
Manuel Francesco Arena
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Sono anni che puntualmente tra televisioni, radio e giornali la guerra entra nelle nostre case. Lo fa senza chiedere permesso, ma con tutta la sua forza prorompente amplificata da analisti o presunti tali pronti a snocciolare le loro visioni. La cosa brutta è che questi lo fanno a volte con una naturalezza disarmante usando frasi fatte e dividendosi in tifo da stadio. Tanto che la gente è indotta a pensare che si parli di una partita di calcio! La verità è che lì, a poche migliaia di chilometri dalle nostre case cadono i missili, le bombe ed è tutto attorno morte e distruzione. E’ così che anestetizzati dal mondo digitale ed indotti a piccole dosi d’odio al giorno, i popoli si sono finiti per abituarsi alla guerra. Sembrano lontani anni luce i tempi in cui Papa Francesco invitava a smilitalizzare i cuori. Proprio di Bergoglio, in questo mondo sull’orlo dell’abisso, si sente amaramente la mancanza. Purtroppo sono tempi duri e poveri culturalmente e fa una certa tristezza pensare come i paesi del pianeta ed otto miliardi di persone siano in balia dell’umore di poche centinaia di persone, per lo più quasi ottuagenari, che nutrono il culto per la guerra ed hanno la morte nell’anima. Per fortuna mi conforta sapere che esistono ancora uomini dalla schiena dritta come un certo Pedro Sanchez, presidente della Spagna che ha avuto il coraggio di argomentare un secco NO in faccia al bullo di turno perché crede che il diritto internazionale vale per tutti e non solo per gli amici. Il popolo spagnolo, al di là di destra o sinistra che sia, può esserne soltanto fiero di avere come capo del governo un uomo integro che non prende lezioni da nessuno, anzi semmai le dà. Ad avercene anche in Italia! Oggi, mentre sono al computer a scrivere di tutte queste cose c’è un cielo color latte cagliato. Tuttavia è già quasi primavera e la temperatura è gradevole. Fra poco arriveranno le rondini. Oltre questa pace solo apparente, però la tensione si sente non solo nei prezzi della benzina che lievitano giornalmente, ma persino nello spirare del vento. La televisione spenta per lo meno mette a tacere i vari tuttologi che da virologi si riciclano puntualmente in allenatori, generali o magistrati in base alle stagioni. In questo silenzio mi viene in mente la canzone di Lucio Dalla che proprio il quattro marzo avrebbe compiuto gli anni. Il 1999 il compianto artista bolognese uscì con un album intitolato “Ciao” dove era contenuta una canzone con il medesimo titolo che forse in pochi ricorderanno. Un brano che oggi più che mai risulta profetico in alcuni suoi versi ed invita ad una riflessione profonda per capire dove stiamo andando irrimediabilmente a finire se non ci sarà un repentino cambio di rotta. “...non l'hai capito ancora che siamo stati sempre in guerra anche il 15 a Viserba in guerra con noi stessi, tra video e giornali e noi sempre più lessi a farci abbindolare con la nostra indifferenza, la passione per le cose che non possiamo stare senza anche le pericolose come ad esempio una canzone mentre la stai cantando di là qualcuno muore qualcun altro sta nascendo è il gioco della vita la dobbiamo preparare che non ci sfugga dalle dita come la sabbia in riva al mare. Ciao E' la colpa di non so di chi Ciao.” (Lucio Dalla – Ciao). La guerra è sempre un crimine, al di là di chi la fa.
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PUBBLICATO 07/03/2026 | © Riproduzione Riservata

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