La spontaneità di Mariannina
Nuccia Benvenuto
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Riportiamo uno scritto di Nuccia Benvenuto pubblicato su LaC News 24. La donna della quale voglio raccontarvi è vissuta solo trentasette anni, trentadue ad Acri e gli ultimi cinque, da sposa di Luigi Collura, proprietario terriero, a Seminara. La sua è una famiglia importante, il padre Ciro, patriota, il prozio Pietro, scrittore: da lui, certo, ereditò il talento. Sto parlando di Mariannina Giannone (1856-1893). Occhio vivace nel quale scintillava la poetica favilla…labbro vermiglio in cui spuntava un ingenuo sorriso riflesso del candore dell’anima sua…persona esuberante di vitalità… bellissimo ingegno. Sono queste alcune note del discorso funebre che Nicola Romano tenne in sua memoria, rimpiangendo la perdita di una vita sì giovane, quasi non credendo alla triste notizia. Eppure non può fare a meno di ricordare che le diedero il nome di una cugina morta giovane, Mariannina Falcone, che le “consegnò” la stessa mala sorte. I suoi scritti sono versi e liriche ispirati ai valori della casa, della famiglia e della religione, e non possiamo sorprendercene, né disprezzarli, checché ne scriva Pasquino Crupi: La letteratura calabrese offre una scena letteraria di più grande sofferenza. Per tutto il suo lungo cammino, che ha una maggiore antichità degli inizi della letteratura italiana, non appaiono profili di scrittrici o poetesse. Una modestissima poetessa Mariannina Giannone come pallida ombra si affaccia nella seconda metà dell’Ottocento con la gracile raccolta “Affetti e poesie varie” che inaugura l’intemperante romanticismo delle confessioni, di seguito inclementemente rassodatasi in tanta parte della poesia femminile del pieno e tardo Novecento. Trovo davvero irriguardosi i termini pallida ombra, modestissima poetessa, gracile raccolta, intemperante romanticismo. Come pretendere di più da lei, considerando la condizione della donna, soprattutto in alcune piccole realtà calabresi? Quale altro ruolo era riservato alla donna se non prima quello di figlia rispettosa del padre e in seguito di moglie fedele e madre devota? Il padre – perso poi nel 1890 – diventa il primo soggetto-oggetto d’amore nella cui raccolta Affetti e Poesie Varie (Napoli 1889) a lui Mariannina dedica ben cinque poesie; il padre che contro le usanze del paese pensò di educarla agli studi, mostrava una bella attitudine all’arte del verseggiare. Cosa per altro assai comune in Acri, la patria nostra, ove tra il cardo e il rovo, all’ombra delle querce e dei castagni, crescono i fiori più cari alle Muse…Ma ebbe scarsissima guida agli studi da mediocri maestri… sicché da sola, con la scorta del proprio ingegno entrò nei giardini dell’arte. Quindi la Giannone, come ci ricorda anche Maria Gabriella Chiodo in Intellettuali di provincia, pur essendo figlia di Luisa Salvidio, al contrario delle cugine (che facevano visita e ispiravano Vincenzo Julia) non poté proseguire gli studi letterari. Nicola Romano evidenzia che fosse eccesso di amore che non permise di staccarsela dal fianco o fosse pregiudizio invecchiato tra quegli ispidi monti che la donna, commeché di famiglia riguardevole ed agiata, debba fino al giorno delle nozze rassegnarsi a stretta clausura fra le pareti domestiche. Insomma, un’educazione conveniente al suo stato ma lontana da ogni pericolosa distrazione! E allora, a Mariannina non resta altro che leggere e alimentare con una libera, naturale ispirazione la sua vena: non ha molto a disposizione. La trova negli affetti familiari, nelle gesta eroiche, nelle feste religiose, nei personaggi in vista della cultura del territorio. Dove altrimenti, una donna del suo tempo e, soprattutto, fra i monti della Calabria? Tre nomi ognor porto scolpiti in core:/ Iddio, la madre e quel del suol natio. Il tono semplice, da bambina, da sognatrice romantica alimentata da letture ma privo di esperienze reali di crescita culturale può fare tenerezza, d’accordo, ma non suscitare sarcasmo. Nicola Romano la ricorda come una cultrice della poesia, si rammarica per la sua mancata istruzione e pensa che, se non fosse vissuta ad Acri, di certo il suo destino sarebbe stato diverso - nonostante tutto fu collaboratrice del periodico castrovillarese Il Calabrese e de La Sinistra di Cosenza. Da quando i buoni sentimenti fanno male? Per non parlare dell’amore per la patria che apprese direttamente dalle letture dei suoi poeti preferiti come Foscolo e Berchet. Ascolto un lamento che viene da lontano:/ mi para che si parta dal suolo africano. Mariannina piange per i caduti dell’eccidio di Dogali. E che dire delle odi per la casa reale e del poemetto in quattro parti, sulle Gesta di Giuseppe Garibaldi: una storia succinta, fedelmente narrata, leggiadramente verseggiata dice Romano. Quel magnanimo eroe che il mondo intero / delle sue gesta empì, cantar vorrei…Mariannina è una voce timida, ma reale sia del panorama poetico che del nostro Risorgimento Italiano. Nasce fra i monti e la sua eco, nonostante le tracce irrisorie, continua a farsi sentire. Quella di una donna dell’Ottocento che coltivò con le proprie sole forze la sua grande passione: la poesia. Il che non è affatto poco. Le sue ossa dormono sotto altro cielo, lontano… e non pertanto non sarai, o cara infelice, dimenticata. No. Mariannina. Dimenticata, non lo sarai più.
Nuccia Benvenuto per LaC news24 “ Donne e libri” |
PUBBLICATO 11/03/2026 | © Riproduzione Riservata

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