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Dal segno dell'offesa al segno della cura: il Liceo Scientifico ricuce le ferite con la bellezza

Foto © Acri In Rete
Maria Teresa Luzzi
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Entrare al Liceo Scientifico di Acri, il 27 maggio, è stato come assistere a una scuola che si fa comunità viva. Un evento nato da un titolo che è già un programma: “Dal segno dell’offesa al segno della cura”. Una rotta chiara, sostenuta dalla dirigente Franca Tortorella e promossa con passione dal professore di disegno e storia dell’arte Franco Ranaldi, ideatore e coordinatore del progetto. Non si tratta di buonismo: la cura, qui, è responsabilità, competenza, gesto concreto che tiene insieme testa e cuore.
Il cuore simbolico della giornata è il “Banco di C.”: un banco ferito da scritte offensive che si è rifiutato di restare muto. Gli studenti lo hanno trasformato in un’opera corale, dipingendolo in ogni sua parte e ricomponendolo per rendere visibili, in un solo sguardo, ferita e rinascita. Collocato su una pedana nell’atrio come un piccolo monumento civile, oggi ricorda a tutti che quando il rispetto viene meno si incrina l’equilibrio di un luogo, ma che con impegno comune quell’equilibrio può tornare più forte. La metamorfosi porta echi di maestri studiati in classe — la forza di Frida Kahlo, l’energia di Warhol, la grazia di Botticelli, la precisione fiamminga — non come copie, ma come richiami alla bellezza che cura. Prezioso anche il contributo della collaboratrice Mirella Ferraro, che ha arricchito l’intervento sul banco.
A dare sostanza al progetto è stata la partecipazione larga e convinta di tutta la scuola. Hanno lavorato insieme le classi 1A, 1B, 1C, 2A, 2B, 2C, 3A, 3B, 3C, 4A, 4B, 4C, 5A, 5B e 5C: un arcobaleno di età, mani, idee. La mattinata si è intrecciata di linguaggi: il coro dell’istituto, coordinato dalla prof.ssa Elisabetta Adornetti, ha dato voce alla comunità; un video in forma di fumetto, creato dal team digitale di tre studenti di 3C Scienze Applicate e coordinato dalla prof.ssa di informatica Mariateresa Luzzi, ha raccontato l’accaduto con la leggerezza intelligente delle immagini. L’organizzazione dell’evento, ordinata e calorosa, ha visto la regia delle collaboratrici della dirigente, le prof.sse Simona Arcuri e Francesca Ferraro, incorniciando una partecipazione davvero corale.
Dentro questa trama, parole e segni hanno trovato un’armonia rara. La dirigente ha richiamato la missione educativa: l’offesa de-umanizza e separa; la cura ricompone, responsabilizza, costruisce cittadinanza. I rappresentanti d’istituto hanno ricordato che l’arte, ad Acri, non è decorazione ma presenza viva nei corridoi: opere e installazioni che, specie dopo gli anni della pandemia, hanno riattivato sguardi, emozioni, relazioni. Simbolo luminoso, all’ingresso, l’“Albero della Conoscenza” di Silvio Vigliaturo: radici nella memoria e rami tesi al futuro, perché la conoscenza è un cammino condiviso. E risuona, forte e non violenta, una frase che invita a reagire studiando: “Ragazzi, studiate, fottiamoli” — la cultura come risposta alla durezza del reale.
Nei testi letti durante l’evento, il rispetto emerge come fondamento della convivenza, quel legame profondo di cui ha parlato il Presidente Mattarella. Un’aula non è solo spazio fisico: è un pezzo di anima condivisa. La “paesologia” di Franco Arminio insegna che i luoghi si salvano se una comunità decide di averne cura, tornando ad abitarli con lo sguardo e con dolcezza. È ciò che è accaduto: gli studenti hanno scelto la presenza contro l’indifferenza, trasformando un’offesa in un gesto umano. La voce dei ragazzi è limpida: giudicare meno, capire di più; ascoltare senza interrompere; ricordarsi che dietro ogni sorriso c’è una storia. E la voce dei docenti consegna un’eredità chiara: la bellezza non è fragile né ornamentale, è un modo di stare al mondo; è la capacità di rispondere alla durezza senza diventare duri. L’articolo 9 della Costituzione — tutela di cultura e paesaggio — smette di essere citazione e diventa pratica quotidiana.
Alla fine, resta un’immagine che vale più di molte parole: un banco che da sfondo diventa protagonista; una ferita che non viene nascosta ma attraversata e ricomposta; una scuola che canta, disegna, programma, organizza; una comunità che sceglie la cura come mestiere civile. È questo il segno che il Liceo Scientifico di Acri lascia oggi nei suoi corridoi e, soprattutto, nelle coscienze: non spettatori delle offese, ma artigiani di bellezza e di bene, ogni giorno.

PUBBLICATO 01/06/2026 | © Riproduzione Riservata



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