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Se bruciasse la città!

Foto © Acri In Rete
Michele Trematerra
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Forestali calabresi: tra tutela del territorio, consenso politico e una sfida che riguarda il futuro della Calabria
Ogni volta che si parla di forestali calabresi il dibattito si divide. C’è chi li considera un costo e chi, invece, una risorsa indispensabile. Come spesso accade, le semplificazioni impediscono di comprendere la realtà.
La forestazione in Calabria nasce da una necessità precisa: proteggere un territorio fragile, ricostruire il patrimonio boschivo dopo decenni di disboscamento, contrastare il dissesto idrogeologico e offrire un’opportunità di lavoro in aree interne dove l’occupazione era quasi inesistente. Per molti paesi montani ha rappresentato non solo uno stipendio, ma anche la possibilità di rimanere nella propria terra.
Con il passare degli anni, però, accanto a questa funzione strategica si è sviluppato un altro fenomeno: la forestazione è diventata anche uno straordinario strumento di consenso politico. Assunzioni, stabilizzazioni, promesse e campagne elettorali hanno finito per intrecciarsi con un settore che avrebbe dovuto essere governato esclusivamente secondo le esigenze del territorio.
È stato questo il vero errore. Non quello dei lavoratori, ma di una politica che troppo spesso ha utilizzato la forestazione come ammortizzatore sociale invece che come una moderna politica ambientale.
Eppure, proprio oggi, mentre il cambiamento climatico rende gli incendi più violenti, le frane più frequenti e la manutenzione dei boschi sempre più necessaria, scopriamo che quei lavoratori sono una risorsa strategica. Nessuna regione con il patrimonio boschivo della Calabria può pensare di farne a meno.
La domanda, allora, non è se servano i forestali. La domanda è come impiegarli. Servono mezzi moderni, droni, monitoraggio satellitare, formazione continua, manutenzione programmata dei boschi, pulizia degli alvei dei torrenti, valorizzazione della filiera del legno, prevenzione anziché interventi in emergenza.
La vera riforma non consiste nel ridurre gli organici, ma nel trasformare la forestazione in un grande investimento ambientale ed economico. Una foresta ben gestita produce sicurezza, turismo, biodiversità, assorbimento di CO₂ e sviluppo sostenibile.
La Calabria possiede uno dei patrimoni naturali più importanti d’Italia. Continuare a considerare la forestazione soltanto come un costo significa non aver compreso il valore strategico dell’ambiente nel XXI secolo.
È tempo di chiudere definitivamente la stagione dell’assistenzialismo e aprire quella della competenza. I forestali non devono più essere il simbolo di un sistema politico del passato, ma diventare i protagonisti di una nuova politica ambientale, capace di coniugare tutela del territorio, innovazione e sviluppo.
Perché la vera ricchezza della Calabria non è soltanto nei suoi boschi. È nella capacità di prendersene cura con serietà, visione e responsabilità.

PUBBLICATO 23/07/2026 | © Riproduzione Riservata



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