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L'amministrazione di Acri rischia seriamente di cadere nell'inconsistenza, utilizzando ogni piccolo — talvolta persino striminzito — spazio pubblico per dedicarlo a una personalità della comunità. Un vicolo cieco, un'aiuola spartitraffico: sembra che nessun ritaglio urbano sia troppo modesto per diventare l'occasione di una targa e di una cerimonia. Il valore che si consuma. Dare un nome a una strada o a una piazza è un atto con cui la comunità fissa nella propria geografia quotidiana la memoria di chi ha lasciato un segno. Ma il valore di un'intitolazione è inversamente proporzionale alla sua frequenza: se ogni angolo diventa un monumento, il monumento smette di parlare. Una collettività che assegna il proprio patrimonio simbolico con troppa disinvoltura rischia l'effetto opposto a quello voluto. Invece di far ricordare, fa dimenticare, perché l'attenzione non riesce a distribuirsi su decine di nomi senza gerarchia né racconto condiviso. Il rischio dell'inconsistenza. Quando intitolare uno spazio non risponde più a un criterio riconoscibile, ma alla logica del "trovare comunque un posto per tutti", il messaggio implicito è pericoloso: che il riconoscimento pubblico sia un diritto da distribuire per equità, non un merito da attribuire con discernimento. C'è anche un problema di percezione: intitolazioni frequenti su spazi minori danno facilmente l'impressione — anche quando ingiusta nel singolo caso — di scelte più vicine a logiche di consenso che a un reale giudizio storico. E il solo sospetto indebolisce la credibilità dello strumento, comprese le intitolazioni pienamente meritate. Una proposta, non solo una critica. Non si tratta di negare il bisogno, spesso genuino, di riconoscere le proprie figure migliori, ma di darsi regole capaci di restituire senso al gesto: Un regolamento comunale chiaro, con criteri oggettivi (tempo dalla scomparsa, rilevanza del contributo, proporzione tra spazio e figura onorata). Una commissione tecnico-culturale, non solo politica, che istruisca le proposte con criteri storici. Una gerarchia degli spazi: le arterie principali alle personalità di rilievo più ampio; per gli spazi minori, parsimonia e forme alternative di memoria (targhe descrittive, itinerari tematici). Una programmazione nel tempo, evitando intitolazioni "a raffica" che rendono impossibile orientarsi nel significato della propria città.

PUBBLICATO 19/09/2026 | © Riproduzione Riservata



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