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Cavie

Foto © Acri In Rete
Franco Bifano
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Con il via libera della Camera alle pre-intese con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto (naturalmente a luglio, quando gli italiani sono in ferie, altrimenti si correrebbe il rischio che qualcuno se ne accorga!) l'autonomia differenziata ingrana la quinta.
Parte così quello che viene proposto come un “esperimento affascinante”, dal quale si capirà se l'uguaglianza prevista dalla Costituzione è davvero un principio o una gentile concessione.
Non è la prima volta che affronto l’argomento. I sostenitori della Riforma parlano di efficienza, responsabilizzazione, autonomia. Bellissime parole (come no!). Chi può essere contro l’efficienza? Sarebbe come essere contro l’acqua potabile o la luce del sole.
I critici, invece, usano termini meno poetici e parlano di disuguaglianze, divario territoriale, smantellamento progressivo del Servizio sanitario nazionale.
Ma, tolti gli slogan, resta sullo sfondo una domanda semplice, semplice: un cittadino calabrese avrà davvero gli stessi diritti sanitari di un cittadino lombardo o veneto?
Qui entra in scena il solito protagonista, che poi è quello che comanda, il portafoglio, ovvero la capacità di spendere.
Le Regioni più ricche potranno investire di più, quindi stipendi più alti, incentivi più generosi e più tecnologie avanzate. Insomma, ospedali più competitivi. Le regioni più “fragili” rischiano di giocare la partita con un pallone sgonfio. La Calabria, dove la Sanità fatica da anni a rialzarsi, potrebbe trovarsi, addirittura, davanti ad un problema, più serio della fuga dei pazienti che, non dimentichiamolo, costano oltre 300 milioni di euro all’anno alle casse della Regione.
C’è da chiedersi, infatti, cosa faranno medici, infermieri, specialisti. Davvero c'è da sorprendersi se sceglierenno l'ospedali che offrono condizioni migliori? Il rischio concreto è quello che, insieme ai malati, potrebbero partire anche i camici bianchi. Si realizzerebbe così più che una migrazione sanitaria un autentico esodo!
Addirittura, si potrebbe innescare una sorta di crudele “catena di Sant’Antonio”: meno servizi hai, più pazienti se ne vanno, più soldi li seguono, meno risorse restano. Meno soldi hai, meno servizi puoi offrire.
C’è poi il misterioso capitolo dei LEP, i Livelli Essenziali delle Prestazioni. Dovrebbero garantire gli stessi diritti ovunque. “Dovrebbero” appunto, perché un diritto esiste davvero solo quando può essere esercitato. Altrimenti è un privilegio, una promessa o un miraggio. Le promesse in politica hanno una straordinaria capacità di sopravvivere anche quando vengono smentite dalla realtà.
Dal Presidente della Regione Puglia Decaro arriva almeno un segnale di battaglia. L’ipotesi di ricorrere alla Corte Costituzionale. Resta da capire il comportamento dei parlamentari del centro-destra eletti al Sud e della Regione Calabria. Continueranno a seguire la rotta tracciata dell’astuto Calderoli senza battere ciglio? Perché alla fine l’autonomia differenziata sarà pure un esperimento, ma qui non siamo in un laboratorio e le cavie avranno un nome, un cognome e una tessera sanitaria.

PUBBLICATO 27/07/2026 | © Riproduzione Riservata



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