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Prima la visione, poi i nomi: il civismo non si fa dettare l'agenda (né il candidato)

Foto © Acri In Rete
Giuseppe Ferraro
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La corsa solitaria, la fretta di autocandidarsi a sindaco e le uscite a mezzo stampa rischiano di riprodurre proprio quel modello di gestione padronale della cosa pubblica da cui Acri ha urgente necessità di affrancarsi. Bisogna essere estremamente chiari: i tanti cittadini delusi da un'amministrazione arroccata nel palazzo, che ha governato per anni senza trasparenza né coinvolgimento, e che per protesta si rifugiano nell'astensionismo, non torneranno mai a fidarsi di chi si limita a lanciare una candidatura con un'intervista. Chi si sente tradito da un potere chiuso non accetterà mai un'altra decisione presa dall'alto senza aver prima condiviso un reale percorso di rilancio per il paese.
Il civismo nasce esattamente per questo: come atto di riappropriazione della politica e della gestione amministrativa da parte della comunità, in aperta contrapposizione a partiti e gruppi di potere chiusi in se stessi. Per questa ragione, il civismo non può e non deve farsi dettare tempi, strategie e soprattutto il nome del candidato da chi governa oggi la città, né inseguire fughe in avanti individuali che producono solo disaffezione.
Un atteggiamento di rottura tanto più doveroso di fronte al panorama politico cittadino, segnato dal silenzio assordante dei partiti tradizionali, da un'opposizione finora incapace di incidere e dall'inspiegabile dormiveglia di un centrodestra assente dal dibattito. Un'inerzia inaccettabile mentre la città vive il dramma del degrado dei servizi essenziali, con lo sfascio della sanità territoriale e ospedaliera a fare da ferita aperta: il presidio "Beato Angelo" costantemente ridimensionato, l'assistenza di prossimità smantellata e i cittadini costretti a rinunciare alle cure o a emigrare.
Lasciare che l'attuale maggioranza approfitti del vuoto politico e divida il dissenso significa condannare Acri all'immobilismo. L'amministrazione uscente trae forza proprio dalla frammentazione e dalla sfiducia che allontana la gente dalle urne.
Per costruire un'alternativa credibile occorre un cambio di metodo radicale. La sintesi sulla figura che guiderà la sfida non può essere una mossa d'anticipo mediatica, ma l'approdo naturale di una democrazia costruita dal basso. È il momento di convocare un'assemblea pubblica aperta a tutta la cittadinanza: un luogo di confronto libero e orizzontale dove decidere insieme cosa fare e come farlo, rimettendo al centro la difesa della salute, il lavoro per i giovani, il ripopolamento del centro storico, le energie pulite e collegamenti stradali degni.
Tutte le realtà civiche, i movimenti e gli aspiranti candidati che hanno scelto di prendere le distanze da questa maggioranza hanno il dovere morale di uscire dall'autoreferenzialità e sedersi attorno a questo tavolo comune. Solo aprendo le porte alla partecipazione vera si potrà riaccendere la speranza degli astenuti e individuare, insieme, chi saprà rappresentare con autorevolezza il riscatto della nostra comunità.

PUBBLICATO 28/08/2026 | © Riproduzione Riservata



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