I RACCONTI DI MANUEL Letto 724  |    Stampa articolo

Tra le antiche case: dove il silenzio racconta

Foto © Acri In Rete
Manuel Francesco Arena
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Hanno sempre avuto in me un grande fascino le antiche case. Non so se avete presente quelle case in pietra dalle imposte chiuse dove tante volte non è raro vedere nata davanti ai portoni in legno, una pianta di fico. In quel contrasto tra la malinconia del senso dell’abbandono e la suggestione del tempo che scivola ed accarezza le tegole come fa il vento, mi piace immaginare la vita che in quelle autentiche testimonianze di storia costruite da umana mano, si è svolta prima che quel medesimo portone si chiuse per un’ultima volta. Mauro Corona a proposito scrisse un meraviglioso libro che lessi anni fa intitolato “I fantasmi di pietra” dedicato proprio alle antiche case del suo paese. In quello che è a metà tra un saggio e un racconto, lo scrittore ertano scrive ad un certo punto più o meno “Dolori e solitudini fanno cadere mura ed uomini”. Tra calcinacci a terra e finestre spalancate dal mal tempo degli anni, ecco le ferite dell’abbandono. Eppure in quelle mura anni fa si è svolta la vita. Mentre passeggio tra i vicoli stretti del centro storico di Acri, guardo dai vetri opachi in una di quelle abitazioni e vedo tre tazze posate su un tavolo tra ragnatele e polvere. Sono biglietti che mai inchiostro scrisse forse dell’ultimo caffè bevuto la dentro e probabilmente in cucina, da qualche parte, c’è ancora la moca caricata sul fornello. Un gatto arruffato più avanti scappa da uno scalino e mi taglia la strada guardandomi con sospetto, quasi sembra arrabbiato. Ad un certo punto, in quel silenzio dove prima c’era il rumore della vita che scorre, mi fermo e faccio un gioco: chiudo gli occhi e vedo insieme uomini e donne davanti ai focolari a raccontarsi le memorie del giorno che fu, televisori che trasmettono carosello, bambini correre scalzi in brache corte d’estate, feste, pochi arrivi e tante partenze verso le lontane americhe o l’ancor più lontano Paradiso. Poi è tempo di scendere giù verso la parte nuova. Si percepisce appieno l’estate che sta per andare incontr all’autunno. A testimonianza irrompono sulla mia testa nuvoloni color cenere. Probabilmente presto arriverà la pioggia a colorare di grigio le strade, i marciapiedi, le antiche case nuove. Arriveranno altri giorni, altri mesi ed altri anni a colorarci di grigio anche i capelli. Siamo passi che cedono il passo ad altri passi che arrivano da dietro. Tempi antichi andati e tempo presente che in seguito diventa anche esso passato mentre il futuro è una fregatura. Per caso non è vero che per trovare qualcosa bisogna tante volte perderne altre? Il problema vero è che non sempre la bilancia si equivale in modo giusto: infatti abbiamo imparato a costruire palazzi dove non si ci conosce più sul pianerottolo ed a disprezzare quelle casette essenziali dove le finestre si guardavano vicino, una di fronte all’altra e dove le famiglie si scambiavano nel tempo di Natale “i cullurialli” caldi ed in quello pasquale “le cullure” appena sfornate allungando solo le braccia. In poche parole abbiamo perso oltre che un pezzo di storia, anche una buona dose di umanità per averne cambio tanta indifferenza.

PUBBLICATO 10/10/2026 | © Riproduzione Riservata



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