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Basta un po' di pioggia per tornare all'età della pietra

Foto © Acri In Rete
Redazione
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Nel 2026 parliamo di digitalizzazione, intelligenza artificiale e futuro. Ad Acri, invece, basta un po’ di pioggia o qualche raffica di vento per rischiare di tornare al passato.
Dopo oltre tre giorni di blackout telefonico, cittadini e attività economiche continuano a fare i conti con un disservizio che ormai ha superato ogni limite di tollerabilità.
Le cause non sono ancora chiare e sui tempi di ripristino mancano certezze. A rendere la situazione ancora più curiosa sono le segnalazioni degli utenti: basta attraversare la galleria o magari andare verso Là Mucone e, a quanto riferiscono, tutto torna alla normalità.
Una specie di confine tecnologico: da una parte il mondo connesso, dall’altra Acri in modalità aereo.
Durante un giro lungo la SS 660 abbiamo notato cavi apparentemente riparati in maniera provvisoria e fili lasciati penzolanti. Non sappiamo se siano collegati al blackout, e non spetta a noi stabilirlo. Ma una verifica da parte dei tecnici sarebbe opportuna.
Possibile che una rete di comunicazione debba andare in crisi ogni volta che il tempo peggiora? E se le riparazioni temporanee diventassero la regola anziché l’eccezione?
Forse è arrivato il momento di passare dagli interventi d’emergenza a una manutenzione seria e strutturale.
Il sindaco ha diffidato Telecom per sollecitare la soluzione del problema. Bene, ma una lettera, per quanto formale, non riporta in funzione telefoni e Internet.
Sarebbe stato utile affiancarla a un confronto diretto con i responsabili della società, per ottenere spiegazioni e tempi certi.
A Telecom e alle altre compagnie eventualmente coinvolte chiediamo chiarezza: quali sono le cause del guasto? Perché Acri sembra isolata mentre poco più in là la situazione cambia? Quando tornerà tutto alla normalità?
Anche le istituzioni, naturalmente, devono fare la propria parte, pretendendo risposte e interventi concreti.
Perché cittadini, commercianti e uffici non possono restare in attesa mentre la tecnologia, ad Acri, sembra prendersi una lunga pausa.
I cittadini pagano regolarmente i servizi e hanno diritto a una rete affidabile. Le attività commerciali non possono lavorare a singhiozzo e gli uffici non possono fermarsi per giorni.
Acri non chiede miracoli, soltanto telefoni funzionanti, Internet stabile e infrastrutture adeguate. La diffida è un primo passo, ma ora servono interventi risolutivi e un piano che eviti di ripetere la stessa storia al prossimo temporale.
Altrimenti dovremo aggiornare gli slogan sulla modernizzazione: non più «sempre connessi», ma «connessi, salvo pioggia e vento».
E mentre aspettiamo che la tecnologia torni a fare il suo mestiere, resta una domanda: chi garantisce che Acri non finisca nuovamente isolata alla prossima nuvola?
Una cosa, intanto, è certa: nel 2026 la normalità non può essere un servizio a intermittenza.


PUBBLICATO 13/10/2026 | © Riproduzione Riservata



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