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La Capalbo sotto accusa dai consiglieri “scomodi”

Foto © Acri In Rete
Redazione
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Si potrebbe parafrasare lo scenario riprendendo quello della saga “Ritorno al futuro”. La nuova nomina in giunta di Paola Capalbo, precedentemente dimessasi dallo stesso incarico circa un anno fa, ha fatto andare su tutte le furie i due consiglieri “scomodi ma propositivi” Natale Viteritti e Luigi Cavallotti, tirati in ballo dalla stessa Capalbo nella sua “prefazione”.
Le presunte pressioni degli attuali componenti del gruppo di opposi- zione “Movimento Acri Democratica”, infatti, sarebbero stati alla base delle sue precedenti dimissioni, quando gli stessi facevano parte dei banchi di maggioranza.
“La nomina ad assessore di Paola Capalbo non è altro che l’ennesima sceneggiata replicata – scrivono Viteritti e Cavallotti - Capalbo era stata già nominata nel 2013 con deleghe alla Cultura, Pubblica Istruzione, Rapporti con le Università, Turismo, Salvaguardia del Centro Storico, Agricoltura e Forestazione ed era stata costretta, a suo dire, a rassegnare le sue “irrevocabili” dimissioni, con tanto di conferenza stampa nel mese di maggio 2015, perché “l’esecutivo non godeva della libertà di agire di cui dovrebbe godere” in “un clima inquisitorio” a causa di “certi personaggi”. Ma anziché esordire accusando gli altri e dando la colpa ad “un pezzo della maggioranza oggi all’opposizione” , che sempre suo dire “le avrebbe impedito di lavorare e produrre serenamente quanto aveva previsto” perché non è rientrata in giunta quando questo “pezzo di maggioranza” è passato all’opposizione? E lei che si diceva essere “un cane di razza” perché non ha combattuto anziché dimettersi, considerato che poteva contare sull’appoggio della Maggioranza ? Dov’è la coerenza politica? Perché il sindaco, soddisfatto, per il contributo della Capalbo, non l’ha richiamata all’epoca delle dimissioni dell’assessore Coschignano, scegliendo invece la Luzzi? La verità è che il sindaco è politicamente appeso ad un filo – continuano gli “scomodi” - non gode più dell’appoggio elettorale che lo ha portato a vincere le elezioni. Nessuna fiducia da parte delle persone a lui più vicine. La scelta della Capalbo è stata un ripiego”.
Viteritti e Cavallotti non ci stanno a passare per capro espiatorio del revival di Tenuta, che ha scelto probabilmente il meno peggio, e si potrebbe dire, a colpo sicuro tra le diverse possibilità. Una scelta obbligata, che rischia, però, di far implodere gli equilibri interni. La caparbietà della Capalbo andrà a genio a chi ha messo con le spalle al muro il dimissionario Ferraro. O ci troveremo dinanzi ad un Ferraro bis? Tenuta, forse, non aveva bisogno di “cani di razza” ma di semplici “assessori”. Caligola nominò senatore il suo cavallo, ma lui era un imperatore....
Viteritti e Cavallotti ricordano anche i danni provocati dalla prima gestione Capalbo, come la perdita di un finanziamento regionale di 250mila euro per la seconda annualità del progetto Maca-Art, il duro attacco alla fondazione “V. Padula” (che si annovera ad oggi come un esempio virtuoso per la programmazione di eventi di portata internazionale) che organizzerebbe “solo kermesse e passerelle” a detta dell’assessore e infine l’allestimento del museo della civiltà contadina, la cui location, al terzo piano di una struttura, sarebbe priva di accesso per soggetti con disabilità.
“Ma il regista – concludono i consiglieri di opposizione – nell’annuncio della “riesumazione” della Capalbo ricorda “l’ottimo contributo fornito, interrotto solo per colpa di parte della maggioranza ... ora guardiamo al futuro”. Ma quale futuro? Se il presente è insito di questa ipocrisia, le ore sono contate e presto speriamo di vedere i titoli di coda. Mancherebbe assegnare solo il titolo...”.
Sembra proprio il sequel di una famosa trilogia di Sergio Leone.

fonte La Provincia

PUBBLICATO 12/06/2016 | © Riproduzione Riservata



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