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Comunità montana, se ne discute la prossima settimana.

Piero Cirino
Foto © Acri In Rete
Nella prossima settimana la commissione regionale "Riforme istituzionali" dovrebbe prendere in mano la questione delle comunità montane.
In ragione della legge finanziaria del governo Prodi, in assenza di un intervento legislativo delle Regioni, entro il prossimo 31 giugno, i Comuni situati a un'altitudine superiore ai 500 metri e quelli con una popolazione superiore ai 20 mila abitanti rimarrebbero fuori.
Acri e la comunità montana "Destra Crati" corrono un serio pericolo.
Il centro presilano, pur essendo sede dell'ente, rischia di non farne più parte, poiché ha una popolazione di circa 23 mila abitanti.
Di tutti i Comuni che rientrano nella "Destra Crati", al momento, gli unici a possedere i requisiti sono Rose e Luzzi.
Poiché ne occorrono almeno tre per la sopravvivenza dell'ente montano, i rischi sono tutt'altro che remoti.
Nonostante questa situazione, non si può certo dire che la politica si sia preoccupata più di tanto.
Eppure ad Acri i numeri parlano chiaro.
Vi sono 44 dipendenti, di cui 42 acresi, e il loro destino, qualora la comunità montana chiudesse, rimarrebbe avvolto nell'incertezza.
L'ente è stata fondato nel 1973 e la sede fu acquistata, per la somma di 330 milioni di lire, dieci anni dopo.
Tra il 2002 e il 2004 ha subito un complessivo intervento di ristrutturazione, costato 1 miliardo e 700 milioni di lire.
Tanti, a dispetto di leggi che ne svuotavano il contenuto, sono stati gli interventi di rilievo.
Tra questi, il restauro di palazzo Padula, sede dell'omonima fondazione; la bonifica del parco Crista; la creazione del sistema irriguo di "Là Mucone"; e la realizzazione di acquedotti rurali nella zona di Schito - Vallonecupo.
E' ovvio che, qualora la Regione decidesse di salvare la "Destra Crati" e Acri, questo provvedimento dovrebbe essere accompagnato da scelte che diano un senso a questa decisione.
Occorre infatti trasferire alle comunità montane una serie di competenze in grado di rendere il loro ruolo autenticamente operativo.
E' lo stesso presidente della "Destra Crati", Gennaro Nicoletti, a invocare da tempo la possibilità di operare con compiti specifici.
In assenza dei quali sarebbe inutile salvare le comunità montane.
"Acri - afferma Nicoletti - è sempre stato il Comune di riferimento della "Destra Crati", e non riesco nemmeno a immaginare l'ente senza il territorio che al momento la ospita.
E' il momento di osare - prosegue il presidente della comunità montana - e chiedere che ci venga riconosciuto il giusto ruolo.
Sono convinto che le comunità montane potenzialmente siano in grado di dare molto, soprattutto nelle aree interne
".
Insomma, esistono i presupposti affinché la Regione decida di intervenire con decisione entro giugno.
E, se questo avverrà, non sarà certo stato per la lungimiranza dei partiti acresi.

PUBBLICATO 07/03/2008

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