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Pietramorella, un problema ancora senza soluzioni.

Piero Cirino
Foto © Acri In Rete
La protesta in atto da alcune settimane da parte dei possessori dei terreni della montagna di Pietramorella evoca antiche suggestioni. Al di là del merito delle rivendicazioni, in cui ognuno, soprattutto i politici, dovrebbe avvertire senso di responsabilità, la vicenda degli usi civici ha prepotentemente riproposto all'attualità uno scenario “romantico”.
Questi terreni demaniali, dopo la seconda guerra mondiale, furono occupati dai contadini, che negli anni ne hanno usufruito. Quantunque li abbiano usati come se fossero stati di loro proprietà, non ne hanno potuto disporre totalmente.
Non lo hanno potuto fare per il semplice motivo che quei terreni sono rimasti demaniali. Nel corso del tempo più di uno ha chiesto di poterne essere l'effettivo proprietario, per mille ragioni. Un po' per paura di quanto il futuro può riservare, un po' perché in fondo quei terreni possono essere gestiti meglio e possono essere un capitale, ma solo a condizione che se ne dimostri la proprietà. Si tratta di circa settecento ettari e di poco più di quattrocento possessori. A scoperchiare la pentola è stata una legge regionale, la numero 18 del 2007, che trasferisce ai Comuni le competenze degli usi civici, cioè di quell'istituto che ha permesso finora a costoro di poter disporre di quelle terre senza che queste fossero loro.
L'amministrazione comunale ha elaborato un “Piano di valorizzazione”, che il consiglio comunale ha approvato. In realtà quella delibera non è ancora esecutiva, poiché si attende la pronuncia della Corte dei Conti. In ogni caso, essa prevede che i possessori dei terreni debbano versare 3700 euro per ogni ettaro acquistato per poterne diventare proprietari a tutti gli effetti.
L'importo è comprensivo sia delle spese della prestazione del geometra che dell'atto di proprietà da stipulare davanti al notaio. Mentre alcuni degli interessati hanno salutato questo provvedimento come l'ultimo atto di una lunga storia di incertezze, altri lo hanno visto come un pericolo. Tra questi ultimi infatti non tutti sono in grado di versare la somma richiesta dal Comune e hanno chiesto il ritiro della delibera del consiglio comunale e solo il versamento della somma relativa alla stipula dell'atto di proprietà. Il Comune, e questa sembra essere la risposta definitiva, ha replicato affermando che l'importo di 3700 euro è quello più basso individuato in una scala in cui sono indicati dei parametri ineludibili.  
La questione ha anche creato grattacapi politici non indifferenti all'amministrazione comunale. Infatti in consiglio comunale due consiglieri di maggioranza non hanno votato il provvedimento, astenendosi. Altri, come il segretario provinciale dei Comunisti Italiani Antonio Morrone, che in quella zona vivono, hanno dovuto sopportare anche l'accusa di “traditori”.
Altri ancora, improvvidamente, hanno addirittura ventilato la possibilità di un ritiro della delibera, senza pensare alle conseguenze di quelle parole. Al momento appare improbabile che vi siano ulteriori novità in grado di stravolgere il quadro messo insieme dall'amministrazione comunale, così come risulta essere fuori luogo il termine “asta”, messo in giro irresponsabilmente. Chi occupa oggi quei terreni continuerà a occuparli anche domani.
Occorre solo trovare la soluzione più giusta.



Fonte: "Il Quotidiano della Calabria" del 09-03-2008.

PUBBLICATO 10/03/2008

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