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Il caso Marrazzo crea un significativo precedente.

Francesco Foggia
Foto © Acri In Rete
Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio, si è dimesso con un breve comunicato il 27 ottobre 2009, riconoscendo che le sue “condizioni di sofferenza estrema” (dovute ad errori personali commessi nella sua “vita privata”)  non rendevano più utile per i cittadini del Lazio la sua permanenza alla guida della Regione.Un comunicato scarno ma convinto e un’azione da paesi di democrazia matura, per l’onta conseguenziale ad un comportamento che un uomo con responsabilità istituzionali non può permettersi.
Marrazzo, alla pari di un qualsiasi  personaggio, ci ha meravigliato ed indisposto per le vicende inimmaginabili (fuori da qualsiasi pensiero) della sua vita privata, che gli sono state rubate.“Rubate”, questo deve essere il punto focale della discussione: estranei si sono preoccupati d’intrufolarsi, di scovare, di manipolare, di filmare e di servirsi del suo privato.
La sua carica istituzionale avrà attirato l’attenzione e l’interesse di chi sguazza nel torbido e guadagna con la malafede.Ci sono precedenti scandalistici sui “vizi privati” di altri personaggi pubblici. Accanto alla curiosità morbosa e alla indignazione per i comportamenti dei suddetti deve esserci anche l’indignazione per l’azione di coloro che hanno ordito questa tresca. Come possano essersi permessi? Nessuno di noi, allora, può ritenersi al sicuro da questi subdoli interessamenti! Quello che è successo al giudice Mesiano la dice molto lunga: una violazione bella e buona della privacy di un qualsiasi cittadino. Che ci sia un disegno occulto? Non è che si vuol fare “mal comune, mezzo gaudio” e si finisce, cosi, per equiparare la privacy della persona, i cui comportamenti non hanno ripercussioni all’esterno del proprio ambito, con quella di chi ha cariche istituzionali, le cui azioni si ripercuotono a danno dell’intera collettività?
Forse, con la vicenda Marrazzo, gli avversari, quelli del PdL, “hanno preso due piccioni con una sola fava”!
Ora hanno ottenuto le dimissioni di Marrazzo (Gasparri aveva chiesto ispezioni mediche sullo stato fisico del governatore) facendo leva sul nostro “perbenistico” sbigottimento, poi torneranno alla carica prendendo le sue difese e invocando una migliore legge sulla tutela della privacy. Si metteranno al bando i controlli e le intercettazioni dalle inchieste giudiziarie e la classe politica sarà più libera di fare con le istituzioni quel che vuole.Chissà se si scoprirà il regista di tutta questa vicenda!I poteri forti? Quelli deviati?  In un pandemonio sociale la legalità è l’ultima ad essere rispettata! I media (del proprietario unico) fanno, poi, il resto.
Marrazzo è una vittima. Il privato deve essere sacro. La vicenda è strettamente personale e la sua privacy (con la famiglia) merita tutto il nostro riguardo, adesso anche il rispetto. Certo è che Marrazzo non ha remunerato le prestazioni ricevute dalle sue frequentazioni private con favori o con cariche pubbliche! Sarebbe stato gravissimo se faceva un mercimonio del suo ruolo istituzionale, egli ha pagato di tasca propria. Il “costo” complessivo, alla fine, gli si è rivelato molto pesante.
Speriamo che la classe politica italiana ne faccia tesoro. La collettività lo dovrebbe ritenere un significativo precedente!

PUBBLICATO 30/10/2009

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