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Acrinscena, numeri impietosi

Piero Cirino
Foto © Acri In Rete
La conclusione della rassegna Acrinscena, in sede di bilancio, lascia sul campo numeri impietosi e una scia di dubbi.
Quest'anno la manifestazione nell'Anfiteatro comunale si è articolata in cinque eventi, con le esibizioni di Giorgio Panariello, Nomadi, Gianluca Grignani, Katia Ricciarelli e Mario Biondi. Insieme, a voler essere generosi, avranno messo insieme poco più di seimila spettatori.
Solo i Nomadi sono riusciti a raccogliere la metà di costoro, nonostante ad Acri lo storico gruppo sia già stato qualche anno fa.
Panariello e Grignani si sono abbondantemente attestati sotto il migliaio, Biondi un po' meglio. Ma solo un po'. La Ricciarelli, il cui nome è stato aggiunto in extremis, si è esibita con ingresso gratuito. Ma neanche questo è bastato e l'Anfiteatro aveva ampi spazi di vuoto.
Ognuno dietro i numeri legge quello che vuole, ma organizzatori e amministrazione comunale si aspettavano ben altro, al di là dei commenti di circostanza.
Acrinscena, oltre che evento culturale, ha sempre assunto i connotati di elemento catalizzatore di flusso turistico, di cui la città avrebbe dovuto trarre beneficio.
Se si considera questo aspetto e si raffrontano l'edizione di quest'anno e una qualsiasi di quelle precedenti, il confronto appare quantomeno imbarazzante.
La sensazione, complice anche una buona dose di improvvisazione dell'amministrazione comunale, è che si sia realizzato un cartellone "purché sia", per continuare una tradizione, senza preoccuparsi di obiettivi e ricadute sul sistema città.
Nella scorsa primavera, con notevole ritardo, la giunta portò in consiglio comunale uno schema di bando per l'affidamento della rassegna ai privati. Con qualche ritocco, l'assemblea approvò, ma apparve subito chiaro che nessuno avrebbe partecipato. E così è stato. Il bando prevedeva una cifra iniziale (10 mila euro), al rialzo, che chi avesse vinto la gara avrebbe dovuto versare al Comune e una serie di nomi di cantanti nati non si sa da chi e da cosa.
Inoltre, fino al 30 giugno, in conseguenza di un contratto, Valerio Merola era ancora il direttore artistico di Acrinsena.
Il disinteresse dei promoters verso la rassegna costrinse il Comune, alle porte dell'incombente stagione estiva, a rivolgersi direttamente a un privato, dandogli anche 30 mila euro.
Presentato il cartellone, fu subito evidente che il prezzo dei biglietti, in alcuni casi, sarebbe stato un limite. Panariello e 27 euro e Biondi a 37 erano numeri che non rientravano nella tradizione di una rassegna che ha sempre garantito la possibilità, soprattutto in virtù di finanziamenti regionali, di assistere agli eventi a prezzi ragionevolmente bassi. Inoltre Grignani e i Nomadi ad Acri erano già stati. Lo stesso gruppo che quest'anno ha fatto registrare il maggior numero di spettatori nella precedente occasione aveva fatto molto meglio.
L'assessore allo Spettacolo Ernesto Cozzetto nei giorni scorsi ha espresso soddisfazione per l'estate acrese e lo ha fatto a ragion veduta. Ma su Acrinscena sa di non poter dire le stesse cose.
L'amministrazione comunale ora ha un anno per non ripetere gli stessi errori e di conferire un'anima a una manifestazione che sembra averla smarrita.


Fonte: "Il Quotidiano della Calabria" del 28-08-2011.

PUBBLICATO 29/08/2011

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