Sanità ad Acri tra la farsa del Pnrr e il disimpegno della politica
Cgil Acri
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Lunedi 28 settembre presso la Camera del Lavoro di Acri si è tenuta un’importante Assemblea sull’apertura della Casa di Comunità all’interno dell’Ospedale. Nel corso della discussione,sono intervenuti Giuseppe Ferraro (responsabile della Camera del Lavoro di Acri), Alessandro Iuliano (segretario generale della FP CGIL Cosenza) e Graziella Secreti (segretaria confederale della CGIL Cosenza) che hanno analizzato nel dettaglio il modello previsto dalla riforma dell'assistenza territoriale (DM 77/2022).
Sulla carta, la nuova Casa della Comunità Hub aperta all’interno del “Beato Angelo” avrebbe dovuto rappresentare una svolta: apertura 24 ore su 24, sette giorni su sette, presenza integrata dei medici di medicina generale, specialistica ambulatoriale rafforzata, diagnostica di primo livello (ECG, ecografie, esami ematochimici rapidi) e un nucleo solido di infermieri di famiglia dedicati all'assistenza domiciliare nelle frazioni. La realtà dei fatti, tuttavia, racconta tutt'altra storia. I fondi europei del PNRR finanziano opere murarie e arredi tecnologici, ma per vincolo normativo non possono coprire la spesa corrente per il personale. Il risultato al “Beato Angelo” è sotto gli occhi di tutti: nessuna assunzione strutturata, nessun incremento sostanziale del monte ore degli specialisti e medici di famiglia lasciati soli nei loro studi, oberati dai massimali di pazienti e senza adeguate condizioni operative per presidiare a rotazione la nuova sede. Quello a cui i cittadini assistono è il classico gioco delle tre carte dell’ASP: si riqualificano locali preesistenti, si cambiano le targhette alle porte degli uffici di distretto e si spaccia per "rivoluzione di prossimità" quello che resta un semplice presidio amministrativo con servizi a singhiozzo. Restano ancora sulla carta anche i 20 posti letto del promesso Ospedale di Comunità, privi dell'organico infermieristico e socio-sanitario indispensabile per garantire degenze brevi e riabilitazione a chi esce dai reparti per acuti. L'assenza della politica e il valore del controllo sociale. L’assemblea è stata caratterizzata dalla presenza di cittadini preoccupati delle condizioni sanitarie del territorio e pronti a mobilitarsi per rendere effettivo il diritto alla salute tuttavia, la discussione si è svolta in assenza degli interlocutori istituzionali. Si è constato con amarezza che nonostante l'invito esteso a tutte le forze vive del territorio, nessuna rappresentanza politica e istituzionale era presente al confronto, fatta eccezione per la consigliera comunale Franca Sposato, alla quale è stato dato atto di aver partecipato attivamente portando il proprio contributo al dibattito. Eppure, la discussione ha affrontato temi di straordinaria urgenza a partire dalla condizione degli operatori sanitari che vivono sulla propria pelle turni massacranti, carenze di organico, disfunzioni strutturali e la frustrazione di non poter garantire ai cittadini un servizio dignitoso. Una condizione di sofferenza lavorativa di cui bisogna farsi carico ad ogni livello sociale, politico ed istituzionale per evitare che il disagio dei lavoratori si trasformi nella rassegnazione di operare in un sistema inefficiente e incapace di offrire ai cittadini prestazioni sanitarie di qualità. Dall’assemblea è emersa però una certezza: la CGIL, guidata sul territorio dall'impegno congiunto della Camera del Lavoro cittadina e delle strutture provinciali, si è assunta anche questa volta l’impegno di continuare ad esercitare ad Acri un reale controllo sociale e a pretendere trasparenza nella gestione del servizio sanitario e della medicina di prossimità. Cosi come è sempre stato e spesso anche in totale solitudine, l’Organizzazione Sindacale continuerà a compiere tutte le azioni di mobilitazione necessarie, affinchè al danno di un sistema sanitario al collasso non si aggiunga la beffa del fallimento della Riforma dell’assistenza territoriale. La difficile realtà che ci circonda dovrebbe imporre a chiunque ha responsabilità politiche ed istituzionali uno sforzo maggiore per dare risposte concrete alle famiglie, costrette a fare i conti con liste d'attesa interminabili, conuna cronica e diffusa carenza di medici, infermieri e personale specializzato in tutti i servizi sanitari del territorio, e con l'impossibilità di curarsi sul posto, che costringe le persone a trasferte estenuanti verso le strutture di Cosenza,ad esborsi verso le cliniche private o addirittura alla tragica determinazione di rinunciare alle cure. Nasce il comitato aperto: piattaforma di lotta e mobilitazione popolare. L’incontro della Camera del Lavoro non si è limitato alla sola denuncia, ma ha segnato un passaggio operativo fondamentale. È stata infatti formalizzata la costituzione di un comitato cittadino permanente, aperto alla partecipazione attiva di tutti coloro che intendono difendere la sanità pubblica e i servizi del territorio acrese. Si tratta di un organismo dal basso, inclusivo e trasversale, pronto ad accogliere cittadini, lavoratori, pensionati, giovani e realtà associative che non si rassegnano alla perdita progressiva dei presidi essenziali. Questo strumento consentirà di dare continuità all'azione di monitoraggio e di radicarsi capillarmente nel tessuto sociale, trasformando il malcontento diffuso in una forza organizzata capace di incidere sui processi decisionali. Le prossime tappe: proposta organica e mobilitazione. L'assemblea non rimarrà un episodio isolato. Giuseppe Ferraro per la Camera del Lavoro di Acri, insieme ad Alessandro Iuliano (FP CGIL Cosenza) e Graziella Secreti (CGIL Cosenza), hanno già annunciato un fitto calendario di incontri operativi nei prossimi giorni. L’obiettivo è duplice: elaborare una piattaforma rivendicativa precisa e puntuale da sottoporre all’ASP di Cosenza e alla Regione Calabria — pretendendo la piena e reale applicazione di quanto stabilito dalla legge e dallo stesso Atto Aziendale dell'ASP di Cosenza per la Casa della Comunità Hub e per l'Ospedale di Comunità: apertura continuativa h24, specialistica ambulatoriale con orari certi, diagnostica di primo livello attiva, infermieri di famiglia sul territorio e la dotazione di personale indispensabile per rendere finalmente operativi i 20 posti letto di degenza e organizzare sul territorio forme concrete e visibili di protesta democratica. La mobilitazione, d’altro canto riguarderà tutto il territorio di competenza della Categoria e della confederazione. Il 2 ottobre presso la Camera del lavoro di Cosenza inizierà una percorso di monitoraggio delle strutture di prossimità e di ascolto dei territori, volto a verificare se gli organici sono corrispondenti ai fabbisogni e se realmente le Case e gli Ospedali di Comunità siano in grado di offrire prestazioni sanitarie di qualità idonee a decongestionare gli ingressi negli ospedali. Continua inoltre l’impegno capillare nella la raccolta firme per la Legge di Iniziativa Popolare volta a rafforzare il Sistema Sanitario Nazionale, di cui la CGIL è soggetto promotore e che prevede un consistente incremento di risorse volte a potenziare le strutture sanitariepubbliche e un’ingente programmazione di assunzioni stabili di personale, adeguatamente retribuito, formato e valorizzato, con l’obiettivo di abbattere le liste di attesa e diraggiungere i Livelli Essenziali di Assistenza in tutti i territori, a partire dalla Calabria dove i LEA non sono stati mai conseguiti. Naturalmente l’assemblea tenuta nella Camera del Lavoro di Acri lo scorso lunedi è soltanto l’inizio di un percorso che sarà fatto di ulteriori incontri pubblici, cui sin da ora invitiamo tutti a partecipare con grande senso di responsabilità, perché la salute pubblica non si difende con i nastri tagliati davanti alle telecamere, ma garantendo medici, infermieri e cure accessibili a tutti. La battaglia di Acri è solo cominciata. |
PUBBLICATO 30/09/2026
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