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Meloni festeggia il governo più longevo, ma 141mila professionisti scappano

Foto © Acri In Rete
Giuseppe Ferraro
141mila persone all’estero in un solo anno, il 45% delle quali laureate, con oltre 11 miliardi di euro di valore e investimenti pubblici letteralmente regalati agli altri Paesi. Di fronte a questa emorragia continua, la risposta della politica si riduce a comunicati trionfalistici sulle variazioni congiunturali di occupazione e autocelebrazioni di stabilità, mentre gran parte del sistema imprenditoriale continua a ripetere il solito ritornello stantio secondo cui "i giovani non hanno voglia di lavorare".
La realtà è un'altra, ed è sotto gli occhi di tutti. Esiste un modello economico al ribasso in cui troppe imprese italiane continuano a competere comprimendo i salari anziché investire in innovazione, ricerca e produttività; pretendono laureati con master e lingue fluenti offrendo stage gratuiti, rimborsi spese offensivi o contratti precari a 1.200 euro al mese in città dove una stanza ne costa 700. Al contempo, i record numerici sbandierati sull'occupazione mascherano un mercato saturo di lavoro povero e ruoli dequalificati a basso valore aggiunto, dove chi ha studiato e sviluppato competenze avanzate non trova un tessuto produttivo in grado di assorbirle e riconoscerle.
A fare da cornice c'è l'inerzia cronica della classe politica, con vent'anni di governi di ogni colore che si sono limitati a bonus temporanei, sgravi a pioggia e slogan identitari, senza mai mettere mano a una seria politica industriale, al taglio strutturale del cuneo sui salari dei giovani qualificati o a riforme fondate sul merito. L'Italia finanzia la formazione avanzata a proprie spese per poi fare da donatore gratuito di talenti a Germania, Svizzera, Regno Unito e Francia.
Non si tratta di una fisiologica "fuga di cervelli", ma di una vera e propria espulsione di massa causata da stipendi da fame, gerarchie bloccate e totale mancanza di visione. Chi se ne va non tradisce il Paese, ma sceglie legittimamente di non farsi sfruttare. Finché il lavoro qualificato e le retribuzioni dignitose non diventeranno la priorità assoluta di chi governa e di chi fa impresa, il declino economico e demografico resterà l'unica, amara certezza.

PUBBLICATO 07/09/2026





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