OPINIONE Letto 3620

Fiore di loto


Foto © Acri In Rete



Acri è una città dove i fiumi sono diventati strade. Acri è una città dove il senso di comunità non esiste da un pezzo. Acri è una città chiusa in circoli i quali per loro stessa natura geometrica sono chiusi. Ad Acri, però, può accadere un gesto poetico di quelli che si toccano. La poesia si tocca quando riguarda gli uomini ed in questo caso ragazzi e ragazze. Da una parte quelli del posto che in molti casi non hanno posti, quelli con diverse abilità, quelli che ogni minuto sudano per una conquista minima e straordinaria. Non l’America, ma andare in autonomia a farsi la pagnotta con la mortazza dal pizzicarolo. In gergo romanesco se ne coglie anche il gusto gastronomico. Ragazzi e ragazze che hanno una loro geografia anche fisica e che molti non guardano, non la conoscono, abituati soltanto a percorrere lo stesso giro, gli stessi confini coloniali tagliati dritti. I diversamente abili del Centro Diurno “Pierino Tricarico” dell’Associazione Genitori con Figli Disabili “Raggio di Sole” sono una costellazione ed il sole l’ambasciatore. Essi hanno lavorato ad una serie di murales per rendere arcobaleno i raggi di cemento e di urbanistica a zonzo presso le mura all’ingresso del loro quartier generale. E’ da qui che partono le missioni per attraversare la loro difficoltosa geografia. E chi parte incontra qualcuno. Altri viandanti, altri viaggiatori, altri migranti. Da un altro capo della città, sempre della Acri detta prima e dove il suo Santo non ha potuto nulla contro il cemento che lo seppellisce, scendono altri ragazzi in flusso di arlecchino a presentare il mondo in colori del Bangladesh, Gambia, Egitto, Pakistan. E’ un carnevale la natura degli uomini, il raggio di sole si è divertito a dipingere. Scendono dal loro approdo di nome “La Casa di Abou Diabo”, comunità alloggio per minori stranieri non accompagnati. Scendono a passi da qualcosa di raggiunto dopo una barca, un deserto, alcuni una prigionia nella Libia italicamente armata. Loro qui, hanno visto confini esternalizzati quasi da avere il dubbio di esser già arrivati. Corrono con la loro provenienza da portare e che gli cola dalle tasche toccando terra e formando pozzanghere di splendore. Si uniscono con la loro geografia a quella dei ragazzi e delle ragazze con abilità diverse, una di queste è trovare il sorriso in quella sala d’aspetto in cui la natura li ha dimenticati. Uniti imbrattano di vernice i muri e ne sorgono il mare, il cielo, la terra, i fiori, un prato, le nuvole. Sembra la costruzione in una genesi e somigliano a dio gli uomini che si uniscono. E vanno oltre il settimo giorno perché bisogna creare gli abbracci, le risate, le mani che guidano mani. I passanti, gli amici, i vicini si affiancano si tingono con la vernice. Chi l’avrebbe mai detto che proprio i margini avrebbero stretto più comunità. E terminare,poi, un arcobaleno laddove non c’era nemmeno l’acqua per rifrangere il raggio di sole ed entrare nella casa di Abou.

PUBBLICATO 11/08/2020  |  © Riproduzione Riservata




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