OPINIONE Letto 4256

Amianto ad Acri


Foto © Acri In Rete



Questa garbata lettera inviata anche a noi di “Odissea” è stata spedita da Milano, via email, al sindaco di Acri, alla sua Segreteria e ai rappresentanti dei Comitati Beni Comuni e Liberi Cittadini, a seguito dello scritto apparso su “Odissea” mercoledì 26 luglio scorso. Non ha bisogno di commenti, e ci auguriamo che autorità e cittadini si liberino al più presto dell’amianto sparso sul loro territorio. Li invitiamo a vigilare, a non disperdere tali manufatti sul loro territorio in maniera irresponsabile, e soprattutto a raccoglierlo e smaltirlo legalmente e in sicurezza. Ne va della loro stessa incolumità.
Chi scrive, fa riferimento a sua moglie, Teresa Martinelli, deceduta per mesotelioma pleurico nell’ ottobre 2015. Malattia provocata da una fibra di amianto inseritasi nei polmoni.
Teresa, assistente sociale, collaboratrice del Centro anti violenza contro le donne dell’Ospedale Mangiagalli, facente parte del gruppo medico-infermieristico che per primo, in Milano, cercò di attualizzare la legge Basaglia sui manicomi, fosse viva, non avrebbe problemi ad accettare che parli di un suo problema. Problema che purtroppo ha riguardato anche altri e potrebbe riguardare anche altri ancora, se certe situazioni non venissero affrontate per tempo.
Lo dico senza alterigia con la consapevolezza che mi sto rivolgendo a persone che penso desiderino per sé e i loro cari, una vita decente senza problemi, almeno, di salute.
C’è la possibilità tecnica di bloccare le fibre di amianto. È stata impiegata in tante parti d’Italia e potrebbe avvenire anche ad Acri, nell’ interesse generale di istituzioni e cittadini. Spero possa accadere.
Non nascondo il mio rispetto per chi parla di questi problemi anche se, ovviamente, non sono i soli della vita.

PUBBLICATO 31/07/2023  |  © Riproduzione Riservata




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