OPINIONE Letto 1979

Prova a farti i dazi tuoi


Foto © Acri In Rete



È dal 2 aprile del 2025 che il mago della finanza (e della bancarotta!), prestato per ben due volte alla politica USA, gioca a fare il piccolo economista scambiando il tanto osannato mercato globale per il tabellone di un noto gioco da tavolo dove, dopo aver acquisito i contratti che consentivano di collocare redditizi alberghi, si finiva per taglieggiare gli altri giocatori con i prezzi esorbitanti oppure ci si consegnava nelle mani di coloro che avevano optato per soluzioni alternative all’acquisizione delle poche proprietà più remunerative allocate in prossimità della casella di partenza.
Una visione molto naturalistica del mondo degli affari, una sorta di catena alimentare traslata nell’economia e quindi riproducibile su larga scala e nei contesti più disparati.
E quando le cose finiscono per complicarsi basta ricorrere all’antica tecnica del maquillage, della ristrutturazione del debito, dell’accollamento delle responsabilità a precedenti gestioni allegre.
È il caso delle compagnie di giro che gravitano intorno agli ambienti della politica a qualsiasi livello istituzionale e la tecnica è di una semplicità disarmante nella sua reiterazione: squattrinati senza mestiere puntano una gallina dalle uova d’oro, incominciano ad attaccarla su fronti tradizionalmente scoperti e alla fine ricevono un sostanzioso ristoro per sotterrare l’ascia di guerra, vantando competenze di derivazione sconosciuta e utili soltanto a coprire le nefandezze delle quali si sono macchiati nell’attraversare, trionfanti, personalissimi viali della gloria frutto della loro fervida immaginazione.
Puntuale, come la rata del mutuo, arriva però il momento della resa davanti a evidenti limiti caratteriali e di formazione, spesso coincidente con la prospettiva non proprio rosea di ricercare una nuova gallina dalle uova d’oro.
Lo spettacolo diventa di colpo indecente, perché i soggetti ascrivibili alle compagnie di giro incominciano a mettere in atto una sorta di rehab istituzionale per allontanare scomode etichette che potrebbero inficiare le attività di ricollocazione, soprattutto quando ci si ritrova a dover giustificare evidenti incarichi di natura fiduciaria o collegati a frequentazioni facilmente assimilabili all’alveo della politica spicciola.
Da astri nascenti a meteore istituzionalizzate, dagli accessi garantiti soltanto in virtù della collocazione partitica, particolarmente instabili nei periodi caratterizzati da cogenti mimetizzazioni.
Un po’ come certe archeologie artistiche che attraversano diversi periodi e altrettante collocazioni, passando dall’effimera gloria delle piazze alla disastrosa permanenza in anonime periferie, quando non finiscono direttamente e più o meno volontariamente in discarica, flebilmente appese alla remota speranza di un fulminante quanto casuale ritrovamento.
E alla comunità forzatamente o convintamente resiliente spetta l’ingrato compito di assistere ai frequenti attraversamenti che dal Paradiso conducono all’Inferno, senza passare dal Purgatorio, attendendo fiduciosamente il momento giusto per metterci una pietra sopra...

PUBBLICATO 26/05/2025  |  © Riproduzione Riservata




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