I RACCONTI DI MANUEL Letto 1367

Il vento porta via l’eco, ma non i sentimenti


Foto © Acri In Rete



Solo qualche nuvola candida gravita in un cielo azzurro e pulito come può esserlo un mattino di novembre, come può esserlo l’acqua di un fiume di montagna, come può esserlo l’inizio di un nuovo amore, piuttosto che lo sbocciare di una rosa o un mare misterioso dove prendono vita variopinti vascelli fatti di desiderio. Acri sotto il sole, respira e si distende come un gatto appena svegliato.
Un caffè al bar, un cornetto caldo, un’occhiata ai quotidiani e la classica chiacchiera veloce. Poi lavoro, famiglia, hobby e sport: tante strade di cui ognuno prende la sua e sebbene apparentemente distanti, tante volte finiscono per incontrarsi ai bivi più impensabili. Si è sotto Natale ormai. Le luminarie sono state accese da qualche giorno.
Però a proposito di luminarie, tanti di noi la pensano come Bukowski quando diceva letteralmente: “È Natale da fine ottobre. Le lucette si accendono sempre prima, mentre le persone sono sempre più intermittenti. Io vorrei un dicembre a luci spente e con le persone accese".
In fondo come si può essere contrari? Tuttavia quest’aria di festa briosa, c’è da ammettere, è bella e fa bene al cuore. In verità va’ detto che poi quest’anno Corso Sandro Pertini e la Villa del Gazebo sono state addobbate davvero bene, come raramente è stato fatto prima. In questi tempi difficili dopotutto, c’è bisogno di tanta allegria e di colore, altrimenti è la fine. Pozzanghere figlie delle ultime piogge ristagnano qua e là e rispecchiando sprazzi di alberi, auto e sospiri. C’è un qualcosa che sembra la pagina di un libro mai scritto.
Uno di quei romanzi di vita dal retrogusto romantico con le solite piccole nostre vicende che ognuno di noi custodisce nel proprio cuore o al massimo, tra le mura di casa. E qui che prende vita il grande muricciolo a secco dove tutti siamo piccole pietre incastonate tra di noi che dà vita all’umanità della nostra comunità di Acri. In tutto ciò, al di là di ogni cosa, la città è viva. Lo è nelle parole. Nei racconti. Nelle esperienze. La città siamo noi. È il nostro respiro.
È quella canzone che cantiamo sotto la doccia. È nei passi che facciamo anche quando siamo lontani. Nelle telefonate. Nei ritorni che prendono vita nelle imminenti festività assieme alle partenze malinconiche quando esse finiscono.
La nostra città, sono profondamente convinto, è un sentimento che non muore mai. Ecco perché è viva e lo sarà sempre. Perché il vento può portare via l’eco ma non le emozioni o le immagini che vivono in noi.

PUBBLICATO 29/11/2025  |  © Riproduzione Riservata




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