I RACCONTI DI MANUEL Letto 2626

Il culluriallu è acritano ed è senza patate


Foto © Acri In Rete



In prossimità delle feste del Santo Natale, precisamente attorno al giorno dell’Immacolata Concezione, è tradizione nelle famiglie Acresi “mintari a’ fressura a’ frijari”, letteralmente mettere la padella a friggere (per dar vita a sua maestà u’ culluriallu - ndr).
Sì, da queste parti, a scanso di equivoci, la classica ciambella fritta simbolo di buon auspicio e prosperità, si chiama proprio così e nella sua storica ricetta è fatta semplicemente con lievito (anticamente pasta madre), acqua, sale, farina e preferibilmente olio d’oliva per la frittura. Quindi chiaramente niente patate, zuccheri o altri artifizi vari.
Il culluriallu prende il nome dal greco kollura, mentre la sua classica forma a corona gli venne data probabilmente affinché i pastori ed i viandanti potessero portarlo appeso ad un bastone durante i loro lunghi spostamenti sull’altopiano silano.
Altre curiosità che meritano di essere menzionate, riguardano le antiche credenze popolari. Infatti, se qualcuno giungeva in una casa dove si stavano friggendo i cullurialli, buona norma era che dicesse “Benadica”, mentre alla fine, quando la padella veniva tolta dal fuoco con l’olio ancora sfrigolante, il padrone di casa usava dire “eamu crisciutu” (più o meno, abbiamo finito).
Forse però la più bizarra di tutte fra queste era quella che per tutta la durata in cui si friggeva, a tutti gli astanti, compresi i bambini, era impedito di bere acqua poiché si credeva che bevendo si potesse prosciugare l’olio della padella.
In periodi poveri come quelli di un lontano passato, l’olio non era per tutti; quindi la superstizione era assimilabile alla paura.
Tuttavia la cosa che è sopravvissuta ai tempi è la convivialità che il culluriallu regala. Infatti era e resta un’occasione per unirsi in famiglia e ritrovarsi nell’aria magica che precede le feste.
In questi tempi frenetici, conservare le tradizioni, rallentare e ritrovarsi con amici o parenti davanti al focolare a mangiare una golosità come lo è questo “finto dolce” indiscusso vanto acritano nel mondo, è un qualcosa a suo modo di struggente e meraviglioso.
In fondo a salvare la memoria di un luogo, anche in cucina, un giorno sarà la storia.

PUBBLICATO 06/12/2025  |  © Riproduzione Riservata




L'offerta informativa di Acri In Rete restera' gratuita, senza barriere digitali che limitino l'accesso a notizie, inchieste e approfondimenti.
Se credi in un giornalismo libero, indipendente e impegnato a dire la verita', la tua donazione puo' diventare un sostegno concreto alle nostre battaglie.
La tua donazione sara' davvero una (bella) notizia.






ADV



Ultime Notizie

OPINIONE  |  LETTO 1214  
Elezioni ad Acri: la candidatura di Cozzolino e la sfida di un civismo tutto da decifrare
Ho ascoltato con grande interesse l'intervista del Dottor Giacomo Cozzolino, con la quale si sono ufficialmente aperte le danze per le prossime e ...
Leggi tutto

FOCUS  |  LETTO 2915  
Focus politica. Comunali 2027. Ecco perché mi candido
A poco meno di un anno dal rinnovo del consiglio comunale, c'è già un primo candidato ufficiale alla poltrona di sindaco. Giacomo Cozzolino annun ...
Leggi tutto

OPINIONE  |  LETTO 712  
Cosenza, la sede dell’Inps diventa rifugio dal caldo: è la prima d’Italia
Città europee come Barcellona hanno da tempo una rete diffusa di rifugi climatici, e diversi comuni italiani li stanno inserendo nelle proprie st ...
Leggi tutto

OPINIONE  |  LETTO 1117  
Sibari-Sila: una strada lunga più di vent'anni. E ancora non è finita
Ogni volta che si torna a parlare della Sibari-Sila, sembra quasi che si stia scoprendo oggi un’opera nuova. Non è così. La storia della Sibari-S ...
Leggi tutto

OPINIONE  |  LETTO 989  
Sibari-Sila, lo sblocco dei finanziamenti riaccende la speranza
Lo sblocco di circa 12 milioni di euro destinati alla ripresa dei lavori della Sibari-Sila, frutto di un.... ...
Leggi tutto

ADV