OPINIONE Letto 170

Inclusione e cultura: perché sostenere un libro non è un favore, ma una scelta pubblica


Foto © Acri In Rete



Negli ultimi giorni sono apparsi su alcune testate locali interventi critici relativi al sostegno concesso dal Comune di Acri alla prossima pubblicazione del mio libro La terza via dell’inclusione. Relazione, interiorità e cura educativa. Poiché tali interventi, accanto a domande legittime sull’uso delle risorse pubbliche, contengono ricostruzioni inesatte, giudizi svalutativi e insinuazioni non suffragate da fatti, ritengo necessario offrire un chiarimento puntuale, nel rispetto dei cittadini, delle istituzioni e della qualità del dibattito pubblico.
È opportuno precisare fin da subito un punto metodologico essenziale: la critica seria è legittima quando si fonda su dati verificabili e argomentazioni coerenti; diventa invece fragile e fuorviante quando si trasforma in sospetto generalizzato, personalizzazione del dissenso e svalutazione ad hominem. È su questo secondo piano che si collocano molte delle affermazioni recentemente diffuse, e che richiedono una risposta ferma e rispettosa.
1. Trasparenza amministrativa e correttezza procedurale
Il contributo oggetto delle recenti critiche è stato richiesto mediante PEC, attraverso i canali istituzionali ufficiali, ed è stato successivamente valutato e autorizzato con atto deliberativo pubblico, regolarmente pubblicato nelle sezioni di amministrazione trasparente.
Non si è trattato, dunque, né di un’iniziativa informale né di una decisione assunta al di fuori delle procedure previste, ma di un iter amministrativo tracciabile, verificabile e conforme alle modalità ordinarie di interlocuzione tra cittadini e amministrazione.
È legittimo interrogarsi sull’opportunità delle scelte pubbliche; è tuttavia improprio suggerire opacità o arbitrarietà in assenza di qualsiasi elemento che indichi una violazione delle procedure o un aggiramento dei canali istituzionali. In un contesto amministrativo regolato e giusto, qual è quello di Acri, la trasparenza non è un’opzione discrezionale, ma un presupposto normativo difatti sempre riconfermato: e in questo caso essa – la trasparenza - è integralmente documentabile.
2. Non un favore personale, ma una scelta culturale su un tema di interesse pubblico
Il Comune di Acri non ha “finanziato uno scrittore”, né ha operato una selezione basata su criteri personali. Ha sostenuto un progetto editoriale, con una importante casa editrice di respiro nazionale, dedicato a un tema di rilevanza sociale primaria: l’inclusione scolastica degli studenti con disabilità e la qualità della relazione educativa. Ridurre questa scelta a un presunto favoritismo individuale significa spostare impropriamente il fuoco della questione, oscurando il fatto che la scuola, l’inclusione e la disabilità riguardano direttamente famiglie, studenti, docenti e, più in generale, la salute civile della comunità.
In questo senso, la scelta dell’amministrazione non è episodica né estemporanea, ma si inserisce in una visione culturale riconoscibile, che considera scuola, educazione e inclusione come elementi strategici per la coesione sociale e per il futuro del territorio. L’inclusione scolastica non riguarda una minoranza astratta, ma coinvolge direttamente famiglie, studenti, docenti, servizi e istituzioni, incidendo sulla qualità della convivenza civile e sull’accesso effettivo ai diritti.
È inoltre riduttivo valutare un intervento culturale esclusivamente in termini di confronto quantitativo con “altre urgenze”. Le politiche pubbliche non operano per sostituzione meccanica — o cultura o bisogni — ma per integrazione di livelli diversi di intervento. In questo quadro, sostenere un’opera che riflette criticamente sui processi inclusivi non significa sottrarre risorse alla comunità, ma investire in un sapere che può orientare pratiche educative, progettualità future e iniziative formative, anche oltre l’ambito editoriale.
La solidità della scelta compiuta dal Comune risiede dunque non nella promozione di un singolo autore, ma nel riconoscimento del valore pubblico di una riflessione che interroga il modo in cui una comunità si prende cura delle persone più fragili. In tal senso, il contributo concesso assume un significato istituzionale più ampio: non è un atto di favore, ma un atto di responsabilità culturale, pienamente coerente con il ruolo di un’amministrazione che intenda esercitare una funzione educativa e civile nel senso più alto del termine.
3. Precisazioni sulla mia identità professionale e scientifica
In uno degli articoli si afferma che non vi sarebbe “traccia di specializzazione in una materia specifica” nel mio percorso. Si tratta di un’affermazione oggettivamente falsa.
Ho conseguito la specializzazione in attività di sostegno didattico nel 2020 e da sei anni lavoro in modo continuativo come insegnante specializzato di sostegno nella scuola secondaria di secondo grado nella provincia di Cosenza. Fino allo scorso anno ho inoltre svolto incarichi di docenza laboratoriale presso l’Università della Calabria nell’ambito dei corsi di specializzazione per il sostegno didattico. Sul piano accademico, sono dottore di ricerca in filosofia; il titolo, essendo pontificio, ha ottenuto equipollenza riconosciuta secondo la normativa vigente dall’Università di Ferrara. Ho insegnato filosofia anche presso l’Istituto Teologico Cosentino Redemptoris Custos e pubblico regolarmente contributi scientifici su riviste di settore dedicati alla formazione degli insegnanti di sostegno e alle criticità dell’inclusione scolastica. Quanto all’uso del termine “professore”, esso corrisponde alla denominazione ordinaria dei docenti nella scuola secondaria; sul piano accademico, i titoli seguono regole specifiche. In ogni caso, il valore di un contributo culturale non dipende da un appellativo, ma dalla sua pertinenza, dal suo contenuto, dall’apporto alla ricerca scientifica, dalla capacità di produrre ulteriori riflessioni e, infine, anche dalla sua utilità pubblica.
4. La domanda posta nel modo sbagliato: “perché proprio questo professore?”
La domanda “perché proprio questo professore?” è formulata in modo tale da generare sospetto anziché comprensione. La domanda corretta dovrebbe essere: perché non sostenere una riflessione pubblica sull’inclusione scolastica e sulla relazione educativa? Il progetto sostenuto dal Comune non nasce in modo estemporaneo. Il 3 giugno 2025, nella sala consiliare di Palazzo Sanseverino Falcone, ho presentato ad Acri il mio precedente libro, con la partecipazione del sindaco, di docenti del territorio e di rappresentanti istituzionali. In quella occasione, la presenza e l’intervento della prof.ssa Anna Cecilia Miele, già assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Acri, ha rappresentato un elemento di particolare rilievo: non una partecipazione formale, ma un contributo critico profondo, frutto di una lettura attenta e partecipe dell’opera e di una sensibilità autentica verso le questioni educative e inclusive. Accanto a ciò, la numerosa partecipazione di professori e professoresse del territorio ha testimoniato l’interesse reale del mondo della scuola, mentre la relazione di Stefania Falcone, prof.ssa di riconosciuta profondità intellettuale e umana, ha offerto un apporto di alto profilo scientifico e pedagogico, capace di collocare il tema della relazione educativa e della cura in una prospettiva ampia, rigorosa e condivisa. L’incontro si è così configurato non come un episodio isolato, ma come un momento significativo di dialogo tra istituzioni, scuola e riflessione culturale, rendendo evidente come una riflessione sull’inclusione possa generare partecipazione, confronto e consapevolezza nel tessuto sociale della città.
Da quell’evento è nato un dialogo culturale reale e documentabile, che rende coerente e comprensibile la prosecuzione di un percorso di divulgazione e confronto.
5. La presunta “assenza di ricaduta sul territorio”
Affermare che un libro “non avrà alcuna ricaduta concreta” è un giudizio apodittico e indimostrabile, soprattutto quando riguarda un tema educativo. La ricaduta di un progetto culturale non si misura esclusivamente in termini economici o immediatamente quantitativi, ma nella capacità di attivare riflessione, formazione, confronto pubblico, sensibilizzazione e ulteriori iniziative. Nel caso dell’inclusione scolastica, queste ricadute riguardano direttamente studenti, famiglie, docenti e servizi: ossia il tessuto reale della comunità.
6. Cultura e bisogni reali: una falsa contrapposizione
Contrapporre cultura e bisogni reali della città è una semplificazione che non regge. Scuola, educazione e inclusione sono bisogni reali, non ornamenti simbolici. Un’amministrazione che investe in questi ambiti esercita una funzione culturale e politica nel senso più alto del termine: quello della responsabilità verso il futuro della comunità.
Infine, è doveroso riconoscere il ruolo del Sindaco, Pino Capalbo e dell’amministrazione comunale tutta nel promuovere una visione della cultura come responsabilità pubblica. L’attenzione dimostrata verso i temi sociali, e in particolare verso l’inclusione scolastica, non nasce da contingenze opportunistiche, ma da una sensibilità istituzionale che riconosce nella scuola e nella cura delle fragilità uno dei luoghi decisivi in cui si misura la qualità civile di una comunità. In questo quadro, sostenere iniziative che favoriscono riflessione, formazione e dialogo non è un atto da sospettare, bensì da valorizzare. La strumentalizzazione polemica di eventi culturali ed educativi — soprattutto quando riguardano diritti, scuola e disabilità — non contribuisce al bene comune né al confronto democratico: al contrario, rischia di impoverire il dibattito pubblico e di distogliere l’attenzione da ciò che merita, invece, riconoscimento e incoraggiamento. Una comunità cresce quando sa discutere con rigore e rispetto, e quando è capace di elogiare ciò che rafforza il tessuto sociale, anziché ridurlo a terreno di contrapposizione.
Conclusione
I cittadini di Acri, che stimo profondamente, hanno pieno diritto di chiedere conto dell’uso delle risorse pubbliche, ed è dovere delle istituzioni rispondere con trasparenza. Tuttavia, la qualità del dibattito pubblico dipende anche dalla correttezza delle argomentazioni. Quando la critica scivola nell’insinuazione personale, nella svalutazione non documentata e nella delegittimazione simbolica, non si tutela l’interesse collettivo: lo si indebolisce.
Questo chiarimento non nasce dal desiderio di polemica, ma dalla volontà di ristabilire i fatti, tutelare la credibilità delle persone coinvolte e riportare al centro ciò che davvero conta: il valore della scuola, dell’inclusione e della cultura della cura come responsabilità condivisa.

PUBBLICATO 09/02/2026  |  © Riproduzione Riservata




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