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Ospedale senza ''direzione'': tra cambi di rotta e decisioni senza chiarezza


Foto © Acri In Rete



L’impressione è che si stia perdendo di vista l’essenziale. Mentre i cittadini chiedono servizi sanitari concreti, accessibili e funzionanti, l’ASP sembra concentrarsi su scelte che appaiono più formali che sostanziali, se non addirittura contraddittorie.
Il caso è emblematico: esiste già un finanziamento di 150.000,00 € destinato alla riorganizzazione del primo piano dell’ospedale, dove un tempo operava la ginecologia per poi essere trasformato nel reparto di medicina generale.
Un’occasione preziosa per rafforzare i servizi, magari ripristinando o potenziando un’offerta sanitaria reale, vicina ai bisogni della comunità. E invece no. Si cambia direzione.
L’idea che prende corpo è quella di realizzare una “Casa di comunità”, un progetto che sulla carta può avere anche una sua utilità, ma che in questo contesto rischia di trasformarsi nell’ennesima operazione scollegata dalla realtà.
Per la Casa di comunità sono stati "trovati" 300.000,00 € grazie ai fondi del PNRR. Ma allora la domanda è inevitabile: che fine faranno i 150.000,00 € già finanziati? Verranno accorpati o finiranno nel solito cambio di rotta senza spiegazioni?
Soprattutto perché gli ambulatori previsti risultano già presenti al secondo piano della stessa struttura.
A quel punto la domanda è inevitabile: che senso ha duplicare ciò che già esiste, invece di colmare le carenze evidenti?
A rendere il quadro ancora più confuso è il cambio di rotta improvviso, che sembrerebbe legato alle scelte del direttore sanitario dello Spoke Corigliano-Rossano Maria Pompea Bernardi. Una decisione che dà l’idea di una gestione priva di una visione chiara e condivisa sul futuro dell’ospedale.
E quando manca una direzione precisa, a pagarne il prezzo sono sempre i cittadini.
Perché il punto centrale non è la denominazione delle strutture – “Casa di comunità” o “ospedale di comunità” – ma la sostanza dei servizi offerti.
I cittadini non chiedono etichette, chiedono assistenza, reparti funzionanti, personale presente, risposte rapide.
Chiedono, in altre parole, il rispetto di un diritto fondamentale: la tutela della salute.
Continuare a spostare risorse da un progetto all’altro senza una strategia coerente rischia di svuotare ulteriormente una struttura già fragile.
E mentre si discute di riorganizzazioni e nuovi modelli, la realtà quotidiana resta fatta di disservizi, attese e incertezze.
Serve chiarezza. Serve una scelta netta e responsabile su cosa debba diventare questo ospedale.
Ma soprattutto serve rimettere al centro i bisogni reali della comunità, evitando decisioni che sembrano più dettate da logiche interne che da una reale analisi del territorio.
Perché la sanità non può permettersi improvvisazioni.
E i cittadini non possono continuare ad aspettare.

PUBBLICATO 17/04/2026  |  © Riproduzione Riservata




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