RECENSIONE Letto 1382

L’Armonia del Visibile e l’Essenza dell’Oltre


Foto © Acri In Rete



Sabato 2 maggio nella Sala Biblioteca Comunale di Bisignano, si è aperta la mostra di pittura “Tra colori e versi” dell’artista Alice Pinto. Nel mondo antico, il concetto di bellezza non era mai disgiunto da quello di bontà. I greci esprimevano questa unità attraverso il termine καλοκαγαθία (kalokagathìa), la sintesi perfetta tra il "bello" (kalòs) e il "buono" (agathòs).
L'opera di Alice Pinto si inserisce in questo solco millenario: la bellezza dei suoi quadri non è un semplice esercizio estetico, ma il riflesso di un’armonia interiore, di un’anima che si rivela attraverso il colore.Mentre per noi la parola "natura" evoca un paesaggio, per la cultura latina essa era la Natura Naturans, una forza viva e pulsante.Nelle tele della Pinto, i fiori, i fiumi e i boschi non sono soggetti statici, ma elementi di un Cosmos (dal greco kòsmos, "ordine"): un universo ordinato dove ogni pennellata rispetta un equilibrio sovrano. L'artista trasforma la tavolozza in un giardino ideale che ricorda il locus amoenus virgiliano: un luogo di pace, sollievo e ristoro spirituale. Tuttavia, la sua visione non è solo idilliaca: è una natura "viva e pulsante" che diventa simbolo di rigenerazione.
Il verde, il blu e il rosso non sono solo pigmenti, ma richiami agli elementi primigeni della filosofia presocratica, simboli di una vita che si rinnova costantemente.
L’arte di Alice Pinto compie un miracolo temporale. Se il tempo quotidiano è il Chronos che scorre e consuma, la sua pittura celebra il Kairos, il momento opportuno, l’attimo supremo in cui la bellezza si ferma e diventa eterna. In queste "fiabe pittoriche", sospese tra realtà e irrealtà, si respira un'atmosfera metafisica e surreale.Le creature celesti e le farfalle che si librano tra i limoni, gli uccellini che si dissetano alle acque dei fiumi,non abitano un tempo cronologico, ma un tempo mitico, impregnato di memorie e profumi stagionali.
È un'arte che, come il pensiero di Platone, tende verso l'Iperuranio: un mondo di forme perfette e ideali che l’artista ha il compito di custodire e tutelare.
La ricerca del "bello" di Alice Pinto non si ferma alla superficie.
La sua è una visione che nasce dallo stupore, dal θαῦμα (thaùma, meraviglia) che per Aristotele era l'inizio di ogni conoscenza. L'artista coglie l'essenza delle cose — l'anima di un campo di papaveri o la maestà di un fiore — non attraverso una sterile riproduzione della realtà, ma attraverso un atto di amore. Vede col cuore, percepisce l'invisibile, quel "respiro vitale" (pneuma) che unisce l'uomo alla natura.
L'arte di Alice Pinto è un invito alla serenità e alla tutela del bello. In un mondo frammentato e dilaniato dal dolore e dalla sofferenza le sue opere ci restituiscono l'integrità del sogno, ricordandoci che la vera arte è quella che, ispirata dalla gioia di vivere, sa trasformare un frammento di natura in un riverbero d'eternità.

PUBBLICATO 07/05/2026  |  © Riproduzione Riservata




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