OPINIONE Letto 128

La mappa che non c'è: tracciare insieme la rotta per Acri


Foto © Acri In Rete



Metto sul tavolo questo mio contributo con l’obiettivo concreto di aprire un dibattito ampio, sereno e costruttivo, capace di coinvolgere un numero sempre maggiore di persone che hanno a cuore il bene di Acri. Ogni cittadino acrese ha il pieno diritto di aspirare a candidarsi a Sindaco e ognuno ha le capacità e le potenzialità per ricoprire questo ruolo. Tuttavia, un'aspirazione così importante non può nascere da ambizioni personali o da scelte calate dall'alto: deve scaturire da un percorso collettivo, da un grande e partecipato dibattito e, alla fine, deve essere una scelta profondamente condivisa da tutta la comunità. Adesso, quindi, è il momento delle idee, della visione e dell'amore per il nostro territorio.
Per far rinascere una realtà soggetta allo spopolamento e alla denatalità, la risposta non può essere l'edilizia fine a sé stessa o la realizzazione di singole opere scollegate tra loro. La vera scommessa è capovolgere la prospettiva: non serve cementificare, ma inventare funzioni nuove per quello che abbiamo già: le nostre case vuote, la terra, gli spazi inutilizzati e l'immenso patrimonio dei nostri anziani, che sono i veri custodi della nostra identità e della nostra memoria storica. Esistono strade concrete e realizzabili per connettere queste risorse e trasformarle in opportunità di sviluppo.
- Le cooperative di comunità rappresentano una prima soluzione concreta, sul modello di realtà sociali che in diverse aree interne d’Italia stanno dando risultati straordinari. Si tratta di dinamiche in cui i cittadini stessi si associano e diventano impresa, prendendo in gestione servizi che il pubblico o i grandi privati non riescono più a garantire: dalla manutenzione del verde pubblico alla cura dei vicoli del centro storico, fino a una rete di micro-servizi e assistenza domiciliare. Questo significa generare posti di lavoro veri, legati alle necessità reali del territorio, per dare ai giovani una ragione concreta per restare.
- L'abitare condiviso tra generazioni è la risposta al patrimonio immobiliare dei nostri centri storici che si sta progressivamente svuotando, seguendo la tendenza europea più avanzata per contrastare questo fenomeno. Si tratta di recuperare i vecchi palazzi per creare miniappartamenti indipendenti destinati alla terza età attiva, ma dotati di spazi e servizi in comune, come cucine e aree di socialità. In queste strutture si offre alloggio a canone azzerato a giovani artigiani, infermieri o studenti, in cambio di qualche ora alla settimana di supporto e compagnia agli anziani. È un sistema di protezione sociale umano che si autofinanzia e ridona vita ai quartieri storici.
- I centri per il lavoro a distanza e le residenze creative permettono alle strutture pubbliche che rischiano l'inutilizzo di cambiare pelle prima di deperire. Parlo di spazi flessibili, dotati di connessioni ultraveloci, capaci di attrarre per qualche mese professionisti dell'innovazione, fotografi o artisti che desiderano allontanarsi dalle metropoli congestionate. In cambio dell'ospitalità, queste persone lasciano un valore immenso sul territorio, tenendo laboratori e corsi di formazione gratuiti per i ragazzi del posto.
- L'Associazione Energetica Comunale offre la grande opportunità dell'energia condivisa. Il Comune, i commercianti e le famiglie possono unirsi per produrre e consumare la propria energia pulita, installando pannelli solari sui tetti delle scuole, dei palazzetti o di altri immobili pubblici. L'energia prodotta in più non viene sprecata ma redistribuita tra i membri dell'associazione, abbattendo drasticamente i costi delle bollette per le famiglie e aiutando chi fa più fatica ad arrivare a fine mese, contrastando la povertà energetica.
- La Banca della Terra nasce perché il nostro territorio conta ettari di campagne e boschi abbandonati a causa di successioni infinite o disinteresse. Un'amministrazione lungimirante può istituire questo censimento dell'incolto da affidare in comodato gratuito ai giovani che vogliono scommettere su colture biologiche, piante officinali o sul recupero della nostra tradizione agricola, creando filiere locali ad altissimo valore aggiunto che ridanno vita e decoro al paesaggio rurale.
- Il turismo delle radici, l'albergo diffuso e il distretto della cultura servono a far rinascere l'economia locale, portando le persone a soggiornare stabilmente ad Acri e valorizzando il nostro straordinario paesaggio collinare e montano como destinazione ideale per il turismo lento. Le strutture pubbliche rinnovate, i vecchi casali e le case antiche del centro e delle frazioni devono confluire in un unico sistema di accoglienza integrato nella comunità, dove il visitatore riscopre i ritmi naturali e l'autenticità dei luoghi. Acri deve diventare il baricentro geografico di una rete di percorsi storici e sentieri che colleghi le colline ai boschi della Sila e alle bellezze dei dintorni. A questo disegno va legato il rilancio profondo della Fondazione Padula e del Museo MACA, da trasformare in veri centri di produzione culturale e residenze internazionali per artisti, scrittori e studiosi. Portare cultura viva significa riempire le strutture ricettive tutto l'anno, creare un circuito di turismo colto ed esperienziale, e dare ossigeno e visibilità globale a tutte le attività commerciali del territorio.
- La sanità di prossimità e la medicina territoriale tutelano un diritto che precede tutti gli altri e che nelle nostre zone è stato quasi cancellato: il diritto alla salute. Per ricostruire una sanità che sul territorio sembra non esistere più, non si può aspettare passivamente la burocrazia dei piani di rientro regionali; occorre pretendere l'applicazione dei modelli più moderni di medicina di prossimità. Questo significa prima di tutto difendere il presidio ospedaliero e rilanciarlo come una vera "Casa della Comunità", un punto di riferimento aperto sette giorni su sette dove medici di base, specialisti e servizi sociali lavorino in modo integrato. A questo va agganciata la telemedicina: attrezzare spazi pubblici e ambulatori periferici con tecnologie digitali per consentire visite specialistiche a distanza e il monitoraggio dei malati cronici direttamente da casa, evitando faticosi e costosi spostamenti. Infine, va istituito l'infermiere di comunità, una figura che presidia le frazioni più isolate e assiste le famiglie e gli anziani più fragili. La salute non può essere un lusso legato al codice postale.
- Una viabilità moderna e strategica è il pilastro da cui nessun progetto di sviluppo, di turismo o di tutela della salute può prescindere, superando finalmente l'isolamento geografico. Una vera programmazione deve pretendere una rete viaria veloce e sicura, che connetta il territorio alle grandi arterie. Servono soluzioni concrete per accorciare le distanze verso Cosenza, ottimizzando i nodi di collegamento con la superstrada e l'autostrada per agevolare i lavoratori, gli studenti pendolari e i mezzi di soccorso. Al tempo stesso, occorre una visione che valorizzi la posizione geografica del paese come porta d'accesso naturale tra il mare e la Sila. Questo significa adeguare le strade di collegamento montane verso l'altopiano e verso la costa ionica, eliminando i tratti più lenti e pericolosi, per permettere a residenti, visitatori e turisti di spostarsi rapidamente e senza disagi.
Questa è la visione d’insieme che serve: connettere le strutture, la cultura, la salute, la terra e la posizione geografica strategica attraverso l'innovazione sociale. Questo documento è solo un punto di partenza. Se sapremo avviare un confronto vero e trasparente sulle cose da fare, la figura di chi dovrà guidare questo cammino nascerà da sola, legittimata e sostenuta da una scelta collettiva e partecipata. Solo così, uniti attorno a un'idea di città e non a dinamiche di potere, potremo salvare l'identità di Acri e costruire, insieme, il suo domani.

PUBBLICATO 02/07/2026  |  © Riproduzione Riservata




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