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E' necessario considerare un nuovo modello di rete ospedaliera

Foto © Acri In Rete
Libera Associazione Cittadini Acresi
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Dopo la visita dei parlamentari cinquestelle, la LACA, continua il suo impegno, per portare all’attenzione dei cittadini la problematica sanitaria sul territorio.
La Calabria ha notoriamente un sistema sanitario regionale commissariato e con un deficit di centinaia di milioni di euro, con debiti imputabili alla malagestione e ad una politica clientelare che ha fatto lievitare i costi dei servizi abbassando e nel contempo le prestazioni sanitarie che attualmente non soddisfano i LEA. L’attuale modello prevede ospedali Hub, Spoke, Generali, e di Area Disagiata, non è in grado di dare prestazioni sufficienti ai cittadini. E’ necessario considerare un nuovo modello di rete ospedaliera che parte dai piccoli Ospedali di area disagiata, che dia dignità e nuova speranza a chi oggi deve migrare per curarsi. Per noi, va cambiata innanzitutto la denominazione di “Ospedale di area Disagiata”, ormai superata, e l’ospedale di Acri inserito nella rete degli ospedali per ACUTI, e poter effettuare ricoveri ordinari con l’apertura di reparti di degenza. L’idea è quella di realizzare uno SPOKE DI MONTAGNA, a Media-Bassa intensità di cure, con il coinvolgimento di altre realtà, ad esempio quella di San Giovanni in Fiore.
Questa nuova tipologia ospedaliera deve essere dotato di autonomia gestionale e economica, al fine di garantire continuità e qualità delle prestazioni da erogare.
Va necessariamente inserito va inserito in un nuovo contesto di organizzazione sanitaria regionale, ed Acri può diventare un nuovo polo chirurgico.
Vanno dislocate tutte quelle attività multidisciplinari che attualmente intasano gli Hub e gli Spoke della provincia di Cosenza. Così facendo si libererebbero gli spazi e le possibilità per poter curare malattie cardio-chirurgiche, neuro-chirurgiche, cardiovascolari, polmonari e tante altre che nella nostra provincia mancano.
Negli ospedali periferici come lo Spoke a media complessità come potrebbe essere quello acrese, si può pensare alla multisciplinarietà di chirurgia introducendo nuove specialità come la Ginecologia (oncologica e infertilita della donna), l’Ostetricia con punti nascita inferiori a 500 parti annui, oculistica in DH, Endoscopia dell’addome e interventi programmati, Otorino, Ortopedia e artroscopia, Dermatologia, Urologia.
Naturalmente, considerata la complessità dell’organizzazione di reparto, essa dovrà essere potenziata in termini di posti letto (60-80), di risorse umane e strumentali, con una propria autonomia organizzativa con un direttore di struttura multidisciplinare e responsabili di struttura.
Può essere improntato un polo medico con la creazione di nuove branche come Neurologia e riabilitazione motoria, Endocrinologia, Geriatria e riabilitazione, Medicina dell’obesità, ecc..
I parlamentari pentastellati hanno preso preciso impegno verso il nostro territorio garantendoci che si faranno da tramite con il ministero della salute portando le nostre istanze.
La Regione Calabria dovrà impegnarsi a sviluppare questa nuova tipologia di rete ospedaliera con un nuovo PSR, e al mantenimento dei punti nascita degli ospedali più piccoli in territori di montagna, con riferimento alle norme per la tutela e salvaguardia della salute pubblica dei cittadini.
Il nuovo atto aziendale dell’ASP di Cosenza, dovrà tenere conto di questa nuova tipologia di Spoke di Montagna di Media Complessità, per la salvaguardia di questi territori e per fornire prestazioni sanitarie di pari livello ai cittadini residenti.
Tutto ciò deve partire dalla politica, riaprendo un dibattito a livello nazionale e regionale per ripensare un nuovo sistema di assistenza soprattutto quella ospedaliera.
Facciamo appello alla politica perché si adoperi finalmente per risolvere le problematiche del nostro sistema sanitario ormai allo sbando.

PUBBLICATO 23/11/2018 | © Riproduzione Riservata



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