COMUNICATO STAMPA Letto 7343  |    Stampa articolo

Morte Fusaro. Tante cose da chiarire, ricorreremo in Appello

Foto © Acri In Rete
Avv. Mario Murano
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Spett.le Redazione di Acri In Rete, la recente pubblicazione sulla testata online del “Comunicato Stampa” relativo all’assoluzione da parte di un giudice del Tribunale di Novara del cardiochirurgo Ezio Micalizzi, imputato di omicidio colposo per la morte del nostro concittadino ed amico Antonio FUSARO, mi impone di intervenire sulla vicenda nonostante la mia innata inclinazione ad affrontare qualsiasi questione unicamente nell’alveo naturale del processo.
Siccome, la divulgazione della notizia è avvenuta con modalità assai insidiose ed imprecise (in altra testata locale è apparso un comunicato appena 50 minuti dopo la pronuncia del dispositivo della sentenza) - evidentemente animata da interessi di natura utilitaristica che non possono coincidere con quelli del Micalizzi medesimo (oramai prossimo al pensionamento) e neppure con quelli del suo difensore, entrambi non aventi radici con il nostro territorio – devo per forza intervenire per smascherare quel contesto di interessi che codardamente ha animato l’istigazione divulgatoria.
Spiace che un avvocato, seppure nella veste di difensore dell’imputato, si sia prestato a siffatte sollecitazioni provenienti da qualcuno che comodamente preferisce rimanere nell’ombra.
Pertanto, preciso quanto qui di seguito.
I toni trionfalistici assunti nella divulgazione della notizia relativa all’assoluzione del Micalizzi, oltre a caratterizzarsi per totale carenza di un pur minimo sentimento di umana pietà verso il compianto Antonio e le persone a Lui care che ancora soffrono, è palesemente imprecisa laddove afferma che il Giudice di Novara “ha riconosciuto la totale correttezza dell’operato del dott. Micalizzi in relazione all’intervento chirurgico effettuato sul signor Antonio Fusaro, escludendo qualsiasi errore attribuibile al mio assistito”.
Il compito del giudice non è quello di convalidare la correttezza dell’attività chirurgica, semmai quello di accertare, nei limiti della disponibilità delle prove, la presenza di errori procedurali e se gli stessi costituiscano degli antecedenti causali rispetto al risultato infausto.
Sicché, essendo stato pubblicato unicamente il dispositivo della sentenza, non sono note le motivazioni per le quali il giudice – nonostante la richiesta della pubblica accusa di affermare la responsabilità penale del Micalizzi con condanna dello stesso alla pena di mesi otto di reclusione – abbia ritenuto di pronunciare sentenza assolutoria.
Ricordo che non è una sentenza definitiva e ben venticinque anni di milizia professionale innanzi a buona parte delle Corti italiane mi hanno insegnato che in sede di appello non mancano le sorprese, talvolta positive e talaltre negative!
È ovvio che tale sentenza sarà impugnata dalla parte lesa e, alla luce della richiesta di condanna, probabilmente anche il Pubblico Ministero procederà al relativo incombente processuale.
Finalmente avremo la possibilità di sottrarre tale vicenda giudiziaria dal contesto assai ovattato di Novara ed invocare umilmente giustizia alla Corte di Appello di Torino con accresciuto senso di fiducia.
Per solo amore della verità processuale, insidiata da notizie tendenziose e troppo interessate, mi preme evidenziare che il povero Antonio non è morto a causa del troppo freddo della sala operatoria come vorrebbe propinarci qualcuno, ma perché da quella sala medesima è uscito senza il cuore.
La perizia disposta dal Tribunale di Novara non ha affermato che l’intervento è stato eseguito correttamente, ma dopo avere individuato un numero impressionante di errori nella procedura chirurgica ha concluso che “Purtroppo i sottoscritti periti non possono con certezza individuare responsabilità soggettive nelle persone degli indagati, a causa della grave carenza documentale nella compilazione del verbale operatorio, la cui responsabilità è a capo esclusivo dei chirurghi operatori”.
Altri Consulenti tecnici designati dal Pubblico Ministero, dopo avere parlato dei gravi errori nell’esecuzione dell’intervento cardiochirurgico, hanno affermato conclusivamente che “E’ ragionevole ritenere, data la giovane età del soggetto e l’assenza di significative commorbilità, che un’adeguata protezione miocardica e/o una tempestiva conversione in tecnica tradizionale avrebbe potuto, con criterio del più probabile che non, fornire una migliore prognosi quo ad vitam”, precisando che: “In altri termini, la menzionata la-cunosità della cartella clinica, se pur con l’integrazione degli atti processuali, non consente di identificare, in ambito penale, le condotte commissive ed omissive dei singoli operatori che parteciparono all’intervento chirurgico del 5.2.2014 presso l’ospedale di Novara, in sicuro nesso di causa con il decesso del sig. FUSARO”.
Quindi, non è affatto vero che l’intervento sia stato eseguito correttamente, ma si è discusso e si continuerà a discutere se sulla base delle lacunose cartelle cliniche e di altri elementi processuali è possibile individuare la responsabilità soggettiva del Micalizzi.
Non posso ancora una volta non ribadire con sommo dispiacere che se il povero Antonio non fosse stato suggestionato a sottoporsi ad una procedura chirurgica mininvasiva a Novara, allora praticata per la seconda volta in quell’Ospedale, con altissimo grado di probabilità sarebbe ancora tra noi.
Tanto dovevo, ringrazio e porgo cordiali saluti.

PUBBLICATO 21/11/2019 | © Riproduzione Riservata



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