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Andrà tutto bene

Foto © Acri In Rete
Padre Leonardo Petrone
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Nel mese di Marzo, quando Coronavirus cominciò a mostrare muscoli, denti e artigli, cominciarono a circolare cartelli e cartelloni con frasette altisonanti.
Quella più in vista “Andrà tutto bene”, pandemia ha i giorni contati, la normalità farà ritorno nel giro di qualche mese. Pia illusione, nessun paletto all’orizzonte.
Coronavirus ha le prerogative dei nostri giorni: ha superato i confini divisori e miete vittime in tutte le nazioni, e nessuna barriera efficace gli si oppone, il sospirato vaccino è in ritardo, e l’antipatica museruola continua a nascondere il sorriso. Ci si torce le mani perché la proclamata ripresa ha i piedi rattrappiti e i movimenti difficoltosi, elasticità perduta.
Ritornando a vecchie pagine di Storia ci fermiamo alla peste di Camus, seconda fermata, alla peste di Manzoniana memoria.
La peste di Camus è gonfiata dal vento di F. Niettzsche:”Dio è morto e se non è morto si è ritirato dal governo, è scomparso dall’orizzonte lasciando gli uomini privi di speranza e grande paura in corpo”.
Manzoni ripropone la verità di Dio che condivide il nostro destino, fa dire a Renzo parole di fiduciosa speranza: “la Provvidenza mi ha aiutato, mi aiuterà anche per l’avvenire”.
Mi viene in mente Giovanni Guareschi, l’autore di Don Camillo e Peppone: nella lettera alla moglie, scritta dal carcere, troviamo la stessa fede di Renzo Tramaglino: “la mia fede nella Provvidenza è completa… non è vincolata da scadenze… mai preoccuparsi dei disagi di oggi, tenere l’occhio fisso sul bene finale… i giorni della sofferenza non sono persi”.
Il lieto augurio “andrà tutto bene” significa ritorno sotto l’ombrello della misericordia e della provvidenza che guidano gli eventi e richiamano al bene.
Molto acuto il richiamo del Cardinale Biffi: “mangiare i tortellini conditi con la prospettiva della vita eterna ha gusto migliore che mangiarli col condimento del nulla”.
Il pensiero della vita eterna da colore all’orizzonte della vita terrena, e se manca questo sfondo colorato si fanno i conti in compagnia della morte: se non moriamo di coronavirus per forza moriremo di qualcosa e il nostro cammino terreno avrà termine.
“Andrà tutto bene” non vuole solo significare che sopravviveremo, significa anche che le cose di prima non andavano veramente bene. Il covid 19 ha solo acuito il problema della società attuale: se non cambiamo tutti noi, cambieremo cartello; “spero che me la cavo”.
E’ confortante la rivelazione ricevuta da Giuliana di Norwich: “posso portare ogni cosa al bene… voglio portare ogni cosa al bene, e tu vedrai che ogni specie di cosa sarà bene”.
Questo bene, in dimensione divina (nella volontà di Dio) ha potere di compiere tutto grazie al suo amore.
L’affermazione rivelata a Giuliana corre parallela al pensiero di S. Paolo “Tutto concorre al bene per quelli che amano Do”(Rom 8,28). Dio da impulso alla luce anche all’ombra del male: qualunque cosa accadrà, Dio ha potere di salvare, è Lui la fine e il fine di tutto, a Lui solo l’ultima parola, e la sua parola non è male, è misericordia salvifica, Dio non ha creato niente invano.
L’ultima parola di Dio è Gesù, lo è anche per noi, e se non è così continueremo ad essere disperati.
Se Gesù è la nostra ultima parola, potremo cantare col Salmista: “anche se vado per una valle oscura non temo alcun male perché Tu sei con me" (Sal 23,4) e io posso fare fronte a tutto.
La speranza non è morta e non muore, la speranza non esprime desiderio, esprime certezza e non riguarda solo futuro, riguarda “oggi”, il presente. Certezza non riguarda giorno imprecisato e lontano da costringere a vivere in attesa, è nascosta nel disordine che stiamo vivendo.
La speranza al presente riguarda l’autoconservazione, è in pericolo, facciamo di tutto per proteggerla, la speranza opera con le nostre mani, non teniamole in tasca, avviamole all’opera.
Abbiamo reso la Terra “discarica inquinata”, ci vorrebbe un macchinario capace di assorbire e fagocitare la molta sporcizia, ma sul momento non è disponibile, tutti colpevolmente abbiamo concorso a tale irresponsabilità.
Ora, in attesa della grande scopa, prendiamo l’umile scopa di casa e puliamo, senza dimenticare il bidone stracolmo. Pulire e bonificare l’ambiente può significare togliere la mascherina , mostrare sorriso e dire “nel mio cuore c’è posto per Te
In quel momento anche Dio sorriderà. Esiste già il Santuario della Corona tra le montagne di Verona; una costruzione ardita e rupestre.
Qui non si cuciono mascherine, si costruiscono corone di vittoria.
Lo sconvolgimento dei nostri giorni non è “ira di Dio” è “bontà di Dio” che vuole rendere la vita più umana e più degna.
Il Signore lascia sconvolgere la vita con lo scopo di rendercela in maniera rinnovata, adorna di maggiore bellezza e di più grande significato. L’incontro con Dio apre i cancelli a realtà nuova che è bellezza cento volte più densa.
La nostra fede deve percepire il divino anche quando “fischia il vento, urla la bufera e il tuono minaccioso schianta il bosco”.
E quando precipitiamo in basso loco, alziamo gli occhi e ci rendiamo conto che Dio ci è accanto e incoraggia: “alzati, cammina e sorridi alla vita”, tutti i colori dell’universo ti faranno corona e il piacere moltiplica la ritrovata felicità.

PUBBLICATO 23/09/2020 | © Riproduzione Riservata



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