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Giornata nazionale dell’alfabeto braille

Foto © Acri In Rete
Anna Maria Algieri
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In occasione della giornata nazionale dell’alfabeto Braille, promossa dall’Unione Italiana Ciechi, ho realizzato la versione in Braille del mio racconto dal titolo “Lo sguardo innocente”, tratto dalla raccolta “Il giardino di Dida – Le sette fantasie”, edito da Aletti editore.
LO SGUARDO INNOCENTE
Se nel buio della notte un bimbo piange è perché vuole la sua mamma, il suo calore per placare il proprio dolore. Non vede, non può vedere perché i suoi occhi sono spenti, sono al buio, al buio totale per la sua cecità. Il bimbo cresce, diventa uomo e la sua innocenza diventa bontà.
Considera se stesso e s'accorge di avere altri doni, come la sensibilità al suono, che per lui diventa il suo universo e viaggia con la fantasia nel cielo azzurro. Per lui tutto è azzurro, la vita, il mondo che lo circonda è di azzurro, viaggia con la sua croce ad occhi spenti.
La sua cecità è purezza di vita, perché egli non vede gli errori umani; le tragedie che egli sente, passano inosservate: "non vede". Egli vede il suo mondo fatto di pace, di serenità, di gioia. Sì, nella sua vita ha trovato il sorriso, l'amore, l'affetto di chi l'ama. Non gli importa del fatto di essere diverso dagli altri. Egli è integro nella sua purezza, nella sua innocenza, non sa del male degli altri, vede solo la sua croce. Il suo mondo magico è la notte dove egli s'incontra con la sua nonna che gli racconta le favole più belle, gli dice di pregare sempre la Madonna, di avere fede perché la preghiera può fare miracoli, perché niente è impossibile alla Madonna dei bisogni.
E il bimbo a queste parole resta in silenzio e pensa chissà se un giorno potrà essere felice e vedere quello che lo circonda.
La sua fede cresce ogni giorno di più e prega sempre, perché sa che niente è impossibile alla Madonna che l'ha messo a dura prova solo per vedere fino a che punto sa accettare la sua croce. E così è stato. Era un giorno di primavera quando i suoi occhi si sono aperti.
Che meraviglia poter vedere ciò che aveva sognato per tantissimi anni, ma ahimè, il cielo non era come l'aveva sognato. Invece che azzurro, lo trova opaco, scuro, perché l'uomo cattivo ha distrutto i colori dell'universo: non più colori veri, quelli naturali, ma solo inquinamento. Dove sono i colori del tramonto e del mare? E i poveri pesci che nuotano nelle tranquille acque si trovano avvelenati dalle sostanze tossiche che vi hanno scaricato. Sì, nella vita ognuno porta la sua croce e, quando va in cerca di una croce diversa, s'accorge che la sua è la più piccola e si rende conto che il dolore va accettato e non rifiutato, perché più l'accetti e più ti fortifica, ti rende saggio e ti stimola al bene, perché senza dolore non può esserci gioia.
Mi chiedo quale gioia ci potrebbe essere senza dolore fisico e morale per poter comprendere l'amore vero.
Ecco, non possiamo fuggire la realtà che ci circonda, dove viviamo il nostro presente, il nostro futuro. Per questo dobbiamo ravvederci; non calpestando i fiori o non distruggendo la natura possiamo amare i nostri simili. Solo rispetto, sì, è questo che la natura ci chiede, rispetto; saremo noi a volere la sua vendetta. Questa è la vita, rispetto e amore.
Se osserviamo queste due cose allora per noi ci saranno nuove stagioni, nuovi cieli azzurri e la vita canterà un inno di gioia all'umanità.

PUBBLICATO 20/02/2021 | © Riproduzione Riservata



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