De Vincenti, poeta del colore luminoso
Milena Moneta
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Si intitola «Luce dal silenzio» la mostra che si è inaugurata il 26 novembre alla Galleria Civica, in via Trieste, a Montichiari, ideata e diretta dall'associazione «Caleidoscopio» e curata da Mario Romanini. L'artista Giuseppe De Vincenti - «poeta della luce e del colore» come lo definisce il critico Angelo Gaccione -, originario della calabra Acri, ma a Brescia da decenni, presenterà circa 40 opere, sul paesaggio mediterraneo divenuto sguardo e «luogo mentale» della sua pittura. Un paesaggio colto in ore differenti del giorno, ad una maggior o minore distanza, secondo un taglio diverso, un dettaglio inedito, come se il passare del tempo fosse soltanto un cambio di luce, sfumature che si succedono. Fermi-immagine ora affidati alla pregnanza materica dell'olio, ora alla morbidezza del pastello, ora alla dissolvenza tenue dell'acquarello che diventano luogo della poesia, garanzia di libertà e di riscatto, portatori di parole e significanza, di rimandi individuali e collettivi, di sottintesi metafisici. Una pittura «fatta di luce mediterranea, di trasparenze, di meriggi assolati, di edifici su cui la luce si è rappresa, vi si trattiene per esaltarne i colori: il turchese, il giallo dorato, il cobalto... e che si espandono, si effondono nei riverberi di un tramonto, nelle strisce di mare, nei casolari, nella sera che cala sprofondando dentro tonalità differenti di blu. Sono frammenti di visioni questi quadri, paesaggi silenti, quieti, immoti, dove la figura umana è assente, e tuttavia sappiamo che la vita non è stata abolita perché tutto è ben tenuto: la vegetazione, i campi, le case lungo la costa, i binari della ferrovia, le colline» come scrive Gaccione che con Milena Moneta firma i testi critici in catalogo. «Visioni familiari di un paesaggio che conosciamo; scampoli di paesaggio isolati in un dettaglio, in un particolare che li rende ancora più affascinanti e memoriali - si legge ancora -. Visioni evocative, poetiche, memoriali, che agiscono su di noi in maniera sensoriale: guardiamo quel cielo e non possiamo fare a meno di ricordare, di evocare, di sentire». Ma il fare memoria non è fuga dal presente né inseguire una dimensione mitologica, ma recuperare attraverso l'atto creativo il senso del vivere. La mostra si può visitare fino all'8 gennaio, il sabato e la domenica dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30. Apertura straordinaria il 26 dicembre e il 1° gennaio (infrasettimanali su appuntamento: 3474345943).. © RIPRODUZIONE RISERVATA. In copertina “La casa del nonno”, 2022 pastello su carta, 32x46 cm.
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PUBBLICATO 09/12/2022 | © Riproduzione Riservata

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