Buon Natale 2022
Padre Leonardo Petrone
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Abbiamo paura del buio in molti, quasi tutti, e ce ne vergogniamo. E’ accaduto più di 2000 anni fa “la paura del buio”. Apriamo Gv 1,5 “La luce splende nel buio e il buio non la spegne”. Allude al buio di una notte che diventa notte luminosa. Ci appare la capanna illuminata da piccolo lumino e intorno l’oscurità.
Il buio fa paura, nel buio c’è confusione, non si capisce dove andare, non si vede il volto di chi ci sta intorno, ci sembra che nessuno ci possa aiutare e questo ci spaventa. In questo buio la luce splende e l’oscurità non la spegne. Questa luce serve? Dove c’è buio basta una fiammella di luce per far sperare, il buio non è così buio, si può camminare e si possono vedere coloro che ci stanno intorno. Una luce che splende nella notte dice che qualcuno ci è vicino. Fermiamoci davanti “Adorazione dei pastori” di Guido Reni (1644): in alto un volo di Angeli, i loro occhi sono puntati sul Bambino, in basso fra tutti i volti è ben distinto quello di Maria, non riceve luce, emana luce. Il Bambino è tutto bianco ben disteso su un pannolino bianco, sufficiente luce parte dal Bambino e illumina tutti i presenti. I pastori non mostrano curiosità, mostrano stupore adorante, i loro volti guardano in unica direzione, e tutti ascoltano la parola che nasce dal silenzio: “Amami, sarai felice”. Il bambino di Betlemme è la luce che Dio ha acceso per noi per non aver paura del buio. Questa luce, benchè piccola come il bambino nel presepe, illumina la nostra notte e nessuno la spegne, Tu solo puoi spegnerla, ma solo nel tuo cuore. Attorno al presepe c’è silenzio, non ci sono parole, c’è Maria, Giuseppe, il Bambino, nessuno parla. Nel presepe non parla nessuno, tutto si svolge nel silenzio. Anche i pastori arrivano in silenzio, vengono a trovare il Bambino e Maria in silenzio. Erano partiti dicendo solo “andiamo a vedere”. Nel silenzio del presepe l’unica Parola è Gesù Bambino: nel silenzio parla solo Dio e la sua parola è il Bambino. Un bambino come sei stato Tu e come sono stato io. Ma che parola è il Bambino di Betlemme? Una parola di gioia e di pianto. Appena nasce il bambino piange, Gesù ha pianto come tutti, si è agitato come tutti, poi ha sorriso come tutti nel vedere la Madre. Poi ha chiesto di essere amato come tutti: “prenditi cura di me e sarai felice”. Facciamo come i pastori: sono partiti col buio della notte, hanno camminato verso la luce, sono usciti dal peggio e camminato verso il meglio, vogliono vedere e capire chi veramente è quel Bambino. Andare verso Gesù significa uscire dal buio e andare alla luce, scuotersi dalla paura e abbracciare la gioia. Quel Bambino è Parola del Padre, non inganna e non corrompe, promette solo quello che può dare: Amore. L’uomo dai microfoni annunzia; “Una notizia inaspettata: stasera Gesù arriva sulla spiaggia di Paola, accorrete numerosi”. La spiaggia è affollatissima, i numerosi giornalisti sembrano irrequieti, la Televisione ha piazzato potenti fari e Telecamere perfette. Dai microfoni la solita voce “fra due minuti Gesù arriva”. I potenti fari entrano in azione, le telecamere inquadrano. Gesù arriva tutto solo in barca, tira i remi in barca e scende. Appena mette i piedi nella sabbia gli si para davanti un signore che tiene per mano una ragazza. ”E’ mia figlia epilettica, non Ti chiedo di guarirla, Ti chiedo di amarla” Gesù abbraccia e bacia la ragazza, la voce dai microfoni: “questo Signore ha chiesto quello che Gesù può veramente fare Amare, bravo”. Viene consegnato il microfono a Gesù: “Ho tre cose da dirvi: Prima cosa: “Io sono con voi, voi con Me, oggi piangete e soffrite perché troppe volte ingannati, violentati, ricattati, oggi scuotetevi e riprendete il cammino. Seconda cosa: Io dentro di voi, voi dentro di me, camminiamo insieme nella verità, donne e uomini che fate del bene senza chiedere il nome. Terza cosa: “Io sono davanti a voi e voi davanti a Me” sono il vostro traguardo, tutti arriverete davanti a Me . La paura vi fa chiudere la porta, la pace e la gioia l’aprono, tenete la casa aperta. “Pace a tutti”. Per tutto il tempo a noi concesso, siamo ospiti della Terra sulla Terra. L’ospitalità non rende padrone odioso, rende amico rispettoso. Casa comune è la Terra, magazzino ancora pieno è la Terra: teniamo pulita ed accogliente la bella e grande casa, usiamo e lasciamo usare i beni del magazzino senza farli deperire. Gli Auguri: Il Celeste Bambino, venuto in questo mondo per noi e come noi, possa donarvi: a) dopo ogni tempesta – un arcobaleno. b) dopo ogni lacrima – un bel sorriso. c) dopo ogni affanno – una sicura promessa. d) dopo ogni sospiro – una dolce melodia. e) Per la gioia del tuo compleanno - una graziosa risposta alla nostra preghiera. |
PUBBLICATO 22/12/2022 | © Riproduzione Riservata

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